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OLTRE IL SOGNO ... LA FIABA DELLA VITA

di Anna Perrino

Il brano che segue è un dono di Anna Perrino, fondatrice e presidente dell'Associazione Culturale e Letteraria Aquigena, curatrice della Rubrica

*Oltre il Sogno... la Fiaba della Vita*

che dal numero 5 sarà ospitata su Oltrepensiero.it

Oltre il sogno… la fiaba della vita

*Un sogno può essere solo fantasia, a volte la proiezione di un bisogno così come la necessità di avere appigli. Ma può anche essere il linguaggio con cui l’anima racconta il suo percorso, venendo a te in vesti che tu possa riconoscere… costruendo immagini perché tu possa vederle, leggerle e raccontarle.
Ma, soprattutto, perché tu possa provare a costruirle usando per esse, un giorno dopo l’altro, tutti i mattoni della tua realtà. E’ un orizzonte, un sogno, di cui tenere il ricordo dentro al cuore e verso il quale muoversi e camminare. E’ un foglio bianco sul quale disegnare, con una penna, i pastelli e una matita il quadro che poi chiunque incontrerai ammirerà e nel quale chiunque potrà se lo vorrà e se tu lo vorrai, entrare e contribuire a colorarlo meglio o a disegnare qualcosa che sarebbe stato mancante, diversamente… senza un nuovo incontro.Un sogno lo si svela in un sorriso, in uno sguardo che pur stando vicino guarda distante verso quell’orizzonte, però ci guarda così profondamente da conquistare anche gli sguardi altrui mostrando anche a chi non ci aveva mai pensato l’esistenza di un mondo sconosciuto ma vivo e vivibile, che solo lo si voglia. Condivisibile. La vita può diventare la più bella delle fiabe, e non perché rientri in un’idea di perfezione, in uno standard o in un canone che sembra rappresenti la bellezza… ma perché è viva, in tutto è sempre vera… e perché è tua, da respirare istante dopo istante ed è di tutti, allo stesso tempo. Quando tu sai che il contenuto  del foglio su cui può raccontar la fiaba della vita dipende solo ed esclusivamente da te e che la favola la leggeranno tutti, usi la penna, i pastelli e la matita con accortezza, basta quel pizzico di consapevolezza e, ogni tanto, la rilettura di ciò che hai già scritto perché ti aiuti a scriver meglio il resto e quello che ne uscirà sarà comunque e sempre un bel capolavoro, nessuno avrebbe potuto mai scriverlo e disegnarlo meglio e nessun altro, stando al posto tuo nel grande quadro che è la vita tutta, avrebbe mai  potuto dare col suo pennello il tocco che dai tu. Quel sogno, quella favola e il disegno, tenuti in mano per un breve istante han preso forma incominciando a splendere davvero quando non li hai più tenuti tra le mani a contemplarli, ne hai dimenticato la presenza muovendoti come se non fossero con te.
In quel momento il sogno è diventato te, e tu di lui l’artefice perfetto. *

*Tratto da: E, tra le mani, un sogno... Anna Perrino

 


Dialogando con…

Giulio Carra intervista Anna Perrino

La vita di ognuno di noi oscilla, spesso, tra i problemi appartenenti al "quotidiano" e la speranza della loro risoluzione. Per Anna Perrino la realtà ed il sogno hanno sempre un punto di contatto? Oppure, in ogni caso, la realtà è figlia dei sogni anche quando questi rappresentano una fuga dalle proprie responsabilità?

La realtà è una nostra personale costruzione in cui ha molta rilevanza il punto di contatto col sogno, ma anche il non contatto in assoluto, così come la fuga dalle responsabilità e tutte le sfaccettature di ogni singola persona. Credo che occorrerebbe specificare cosa si intende per “sogno”. Se vi intendo, e per me è così, il desiderio di realizzare qualcosa che sta particolarmente a cuore, di edificare una parte di noi che sentiamo ci appartiene profondamente ma che non trova ancora spazio nel vissuto quotidiano, è fondamentale il punto di contatto. E’ importante tenere il sogno nella mente e nel cuore, come se fosse un orizzonte verso il quale guardare, traendone sia lo spunto per raggiungerlo che la forza per costruire la propria realtà – giorno dopo giorno – “in funzione di…”. Cosa tutt’altro che semplice, perché se intendiamo importante il traguardo da raggiungere, è una continua revisione di se stessi in ogni minima sfaccettatura, visto che anche solo guardandolo il sogno-orizzonte per poi dare un’occhiata a noi stessi, comporta un notevole lavoro, da fare con onestà, sincerità e spesso con una buona dose di coraggio. Quando i sogni rappresentano una fuga dalle proprie responsabilità, non potrebbe essere la realtà lo specchio fedele di un sogno mancato?

Spesso nel gergo comune si usa l'espressione "Sinceramente ti dico che...". Ma siamo sempre sinceri anche quando non diciamo le bugie? La trasparenza del nostro "io" o della nostra "anima" è la manifestazione tangibile degli insegnamenti dell'ambiente sociale e familiare in cui viviamo o il frutto di un percorso individuale interiore?

Probabilmente siamo sempre sinceri, bugie o non bugie, per quella che può essere la verità di un determinato momento della vita. La nostra esistenza è un continuo mutamento, i livelli della nostra comprensione non sono mai gli stessi e così la nostra consapevolezza. Siamo veri in ogni istante, anche mentendo. Vivendo è bello andare alla ricerca e alla scoperta, o ri-scoperta, della nostra personale verità, che può aver subito dei condizionamenti e può aver perso, come dice lei “in trasparenza”. Credo che la condizione migliore sia quando il “contenuto” dei valori della nostra anima si trovi in perfetta sintonia con tutto il resto della nostra realtà, non sempre è così, malauguratamente.

"Apparenza" ed "Essere" sono per lei la stessa cosa?

Per un gioco un po’ paradossale, si, sono la stessa cosa. Ciò che siamo può non dimostrarsi totalmente in come appaiamo, ma quando è così vuol dire che del nostro “essere” viviamo solo una parte. Se se ne vivesse la totalità la si troverebbe anche nell’apparenza. Per questo la risposta è: si, sono la stessa cosa e quando sentiamo una distonia tra “Apparenza” ed “Essere” potrebbe essere un felicissimo segno che siamo pronti a vivere la verità di noi stessi un po’ di più.

In questo momento storico gran parte delle persone hanno grandi difficoltà a comunicare fra di loro quando fisicamente si trovano di fronte e sono incapaci di raggiungere momenti di intimità intellettuale ed addirittura corporea. Paradossalmente invece si assiste ad un crescere vertiginoso dei contatti tramite fonia (telefonini) ed internet (e-mail, chat, forum). Il "virtuale" o la distanza ci rende tutti per così dire più loquaci ed addirittura intraprendenti arrivando fino a nuove forme di pratiche amorose (hot-line). La "maschera" rappresentata da un telefono e da un monitor è davvero salutare per salvare in qualche modo la "comunicazione" tra gli umani o scatena in modo plateale e fenomenologico la nostra "malafede" nel rapporto con l'altro?

In poche parole la sua domanda si può forse riassumere in: mentre siamo distanti, uno dall’altro, cerchiamo la vicinanza. Le possibilità della nuova tecnologia hanno canalizzato in altre forme quello che anche nelle realtà precedenti esisteva già. Si cerca sempre la soluzione ad un problema, e se il problema è la difficoltà della comunicazione ciò che sembra che possa semplificarla non fa che mostrarsi come una potenziale soluzione. Credo che sarebbe da considerare molto attentamente quella che io chiamerei “la base”, il punto di partenza del nostro potenziale comunicativo. Se partiamo con delle difficoltà, è più che naturale che ce le portiamo dietro come bagaglio in qualunque contesto ci troviamo e che, tolte le apparenti facilità, prima o poi saltino fuori e si dimostrino nella loro interezza. Sempre che le si voglia guardare ed osservare. Non parlerei però di “malafede”, proprio per quello che le dicevo prima a proposito della sincerità. Per quanto possa esistere la malafede, credo che sia alla fine un fenomeno patologico, quando è consapevole. Quando non lo è, è sincerità. Quella che si può vivere in un determinato momento della vita, offrendola anche agli altri. La consapevolezza e l’impegno sono sempre fattori molto importanti in ogni esistenza e in ogni tipo di rapporto. Sono certa che chi si avvicina in buona fede e con la consapevolezza di una ricerca di miglioramento nelle sue capacità comunicative alle possibilità che abbondano oggigiorno grazie alla tecnologia, possa arrivare a trovare sia delle risposte che un minimo di crescita personale, nel suo viverle. Se fosse una fuga da un problema, per quanto consapevole, prima o poi si fugge anche dalle eventuali risposte o dai miglioramenti… perché è il fuggire la base su cui ci muoviamo.

La poesia e lo scrivere in genere, la pittura, la musica, la danza, il teatro hanno ancora un senso in questo nostro mondo?

Altroché! E quando mai ha smesso di avere un senso la creatività? Naturalmente esulo dalla creatività intesa, quando lo è, con spirito competitivo, come ricerca di gratificazione e fattore compensativo di vuoti interiori. La creatività pura, vissuta per la gioia di viverla è una bellissima forma di comunicazione che porta ogni persona ad accrescere, man mano che la si pratica, il rapporto con la propria interiorità, rinsaldando quel collegamento tra “sé e sé” che non può che portare ricchezza sia nella sua vita che in tutto ciò che la circonda.

Lei si definisce una persona che parla molto, anzi troppo. E' un dolce eufemismo per darsi della logorroica da sola o è una provocazione? Comunicare, parlare con la gente per lei cosa significa? E' sempre sicura che gli altri possano capirla?

R) Mi definisco spesso così per prendermi in giro da sola, visto che già lo fanno tutti quelli che mi conoscono bene e senza tra l’altro sbagliare di una virgola nel definirmi “logorroica”. Comunicare è vivere, per me ma penso per tutti. Non necessariamente la comunicazione a parole ma, ci faccia caso, c’è qualcosa di noi che non comunichi? Gli sguardi, le espressioni, le lacrime o i sorrisi, i gesti e le posture del corpo, il silenzio… Il pensiero, anche quando non viene espressamente raccontato, i sentimenti anche quando sono taciuti…

Non mi pongo il problema di essere o non essere capita per due ragioni: la prima è che ritengo fondamentale essere veri, essere se stessi per quello che si è in un determinato momento della propria vita perché solo così si può dare qualcosa a sé e agli altri, nel vivere pienamente la propria verità; l’altra ragione è che credo nel valore della spontaneità. Preoccuparsi di non essere capiti può essere un limite alla propria libertà, compresa la libertà di sbagliare. Quando si sa che si può rifare, ridire, rispiegare… correggere gli errori, avendo sempre voglia e desiderio di andare incontro al prossimo anche discutendo se stessi, l’incomprensione non c’è più, si è annullata con la volontà di base.

Vivere, respirare, avere emozioni, esternare sentimenti, essere trasportati dalla serenità e dalla tranquillità. Tutto ciò cosa significa per lei?

Non credo nel conflitto, non la ritengo una manifestazione naturale dell’Uomo ma un sintomo di problematicità. Per questa ragione la serenità e la tranquillità con se stessi, con gli altri e nella vita li vedo e li vivo come un rivelatore molto importante della correttezza dei passi che si sono fatti fino a quel momento. Il conflitto è sacrosanto, beninteso, se lo intendiamo come “rivelatore di un problema”, che ci porta a fermarci su un determinato aspetto della nostra vita fino a giungere ad una migliore comprensione. Se è così, ritorna presto la serenità. Quando non è così è patologia, a mio parere, da considerare come tale e molto molto attentamente.

In questa ottica, tutto ciò che lei ha elencato nella domanda, assume il significato del giusto equilibrio nella vita, quello che consente di essere se stessi in serenità e tranquillità.

Credere in Dio, od essere religiosi in genere non importa quale sia il credo, è una debolezza o una forza? La religione è sempre una panacea?

Credere è una forza, se non si cerca attraverso la fede la copertura di paure e debolezze. Noterà che ho parlato di “credere”, perché non è fondamentale dichiarare fede in Dio o verso una qualunque religione. Conta la Fede intesa come Fiducia, e che può essere in un Dio qualunque, nell’Uomo o nella Vita, se preferisce anche nel Caso o nel Destino. Chi ha Fiducia è sempre aperto nei confronti dell’altro e della vita, e l’apertura del proprio animo è forza, perché supera ogni tipo di prevenzione o di paura.

La religione ognuno la vive a modo suo e con le sue motivazioni. Per me conta lo spirito religioso che non ha necessariamente bisogno di una religione per esistere.

Si sente al passo con i tempi o un po' demodé?

Mi sento indipendente dalle mode. I tempi con i loro contenuti, tra i quali anche le mode, cambiano. I valori umani no.

Che cosa è il circuito Aquigena da lei ideato e quali i fini?

Il “circuito”, che è l’insieme dei siti web dell’Associazione Aquigena è innanzitutto il biglietto da visita aperto a tutti della piccola e neonata associazione. Le varie attività che all’interno dei vari siti vengono proposti e portate avanti dall’associazione (dalla comunità ai gruppi di condivisione, ai seminari virtuali agli incontri di lettura, sempre virtuali) rappresentano la Fede che nutriamo verso questo mezzo, nella possibilità che diventi uno strumento di condivisione costruttiva, schietta e sincera, che porti a costruire non “un’altra realtà”, ma una realtà migliore, sempre la stessa: quella condivisa da esseri umani, insieme su un unico cammino e che può essere fatta di strade, case e mattoni, così come di email, pagine web, forums e mailing list. Non cambia il valore, se vogliamo condividere valore.

Perchè ha deciso di collaborare e curare una rubrica per Oltrepensiero.it?

Perché il progetto mi è stato presentato e proposto con genuina passione, vi ho visto un cammino di ricerca e mi fa piacere percorrerne un po’ insieme.

IL SITO INTERNET DI AQUIGENA - ASSOCIAZIONE CULTURALE E LETTERARIA

ap@aquigena.it

 !  Dialogando con "Anna Perrino "

“Comunicare è vivere e non necessariamente la comunicazione tra persone avviene solo attraverso la parola. Pure il pensiero diventa un mezzo, anche quando non viene espressamente raccontato e i sentimenti, anche quando vengono taciuti.”. In questa affermazione può essere forse racchiusa tutta la filosofia e lo stile di vita di Anna Perrino, fondatrice e presidente dell’Associazione culturale e letteraria Aquigena, che ha dato vita ad un circuito di siti internet tra i più trafficati del Web. Comunità, gruppi di condivisione, seminari ed incontri di lettura sono gli strumenti virtuali tramite i quali si sviluppa il dialogo non per costruire “un’altra realtà”, ma una realtà migliore. Studiosa di lingue ed appassionata di filologia ha guidato esperienze e laboratori di scrittura collettiva anche per alcune case editrici e pubblicato articoli su tematiche spirituali e relative alla crescita personale. Le parole che le piacciono di più sono quelle che portano con sé il contenuto dell’anima ed i sogni sono per lei come un orizzonte da guardare per costruire, giorno dopo giorno, la propria realtà".

Giulio Carra


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