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INTERVISTA AL REGISTA PINO L’ABBATE

di Annamaria Pirozzi

Che cosa spinge un artista che ha all’attivo varie esperienze lavorative che vanno dal teatro, cinema TV, regia, radio, cabaret, animazione e teatro di strada ad “occuparsi” anche di Libri?

I libri per me sono una passione vera e propria, mi piace molto leggere, mi piace molto il rapporto che si crea col libro e poi nel mio lavoro se non leggi non puoi andare avanti, oggi è improponibile la figura dell’attore istintivo che non studia e non legge. I libri sono la memoria, un qualcosa che è presente, prima e dopo di noi. Leggere un libro è un momento “intimo”, dove riesci a creare un rapporto tra te e l’autore. Quando ho messo in scena lo scorso 23 maggio al Teatro bellini di Napoli “La periferia, la crescita e la marginalità” che detto così sembra il titolo di un convegno più che di uno spettacolo, ho pensato proprio a quest’intimità, gli attori mentre leggevano i brani dei libri di Federico, Gabbanelli, Mallozzi e Musella, erano in una sorta di penombra, le luci non erano molto forti, poi c’era la musica, principalmente in sottofondo, ma in alcuni momenti diventava forte, diventava un tutt’uno con le parole che uscivano dalla bocca degli attori, ho cercato di ricreare l’atmosfera che posso ricreare a casa mia mentre leggo e credo che la cosa sia arrivata al pubblico, che ha apprezzato molto la serata.

Quali sono le sue suggestioni in merito alla Fiera del Libro di Torino e special modo dell’Edizione 2005?

“Tutti i libri del mondo”... Il primo colpo d’occhio è proprio quello di vedere tutti insieme tutti, ma proprio tutti i libri che ci sono sul nostro pianeta. È una babele... tra un libro che parla del Napoli calcio e Mike Bongiorno che ripercorre una vita di Quiz, tra un aperitivo “all’Italiana” a uno stand francese e la storia di Roberta con i suoi “sentimenti in penombra”, tra il nuovo slogan politico “CCHIÙ PILU PE TUTTI” e una vita vissuta ai margini... Mi perdo! Ci perdiamo tutti nel sovraffollamento culturale di un evento unico, dove gli “stand” della grande editoria sono delle vere e proprie “librerie”, e quelli più piccoli relegati in angoli nascosti, dove d’improvviso ti compare qualcuno innanzi e ti dice: “Sono un giovane autore, posso presentarti il mio libro?” È la mia prima volta alla fiera del libro, ho trascorso due giorni frenetici, passando da uno stand all’altro, dovevo vedere, toccare questi oggetti con le mani, quasi fossero delle sacre reliquie, e forse lo sono, visto che in Italia si legge poco.

Il 5 Maggio ha introdotto il romanzo “ENCLOSED – I RECINTATI”"Le forme del potere nella rappresentazione”, al pubblico della Fiera di Torino, quali considerazioni scaturiscono da tale tema, così attuale?

In Enclosed si parla di Potere, un potere che sta al di sopra di tutto e di tutti, che ti costringe in qualche modo a servirlo, ma non puoi mai spingerti oltre. Noi attori siamo sempre stati legati da un filo sottile al potere, basti pensare che una volta si recitava per le “corti”, esistevano i “giullari”, il potere ci fa parlare, si fa anche criticare, ma appena fai un passettino in più ti stronca, basti pensare a Luttazzi, che finché faceva il giullare poteva dire di tutto, ma quando si è vestito di panni da giornalista, intervistando “seriamente” Marco Travaglio, il potere l’ha zittito. La cosa che possiamo fare è aumentare la nostra conoscenza, più noi sappiamo e pensiamo e più il potere fatica a tenerci buoni. Mi viene in mente uno spettacolo che ho messo in scena quest’anno per le scuole elementari: “La stanza dei sogni” di Chiarastella Gabbanelli, il “cattivo” della storia diventa potente grazie ai libri, ha una biblioteca immensa, e una volta che è diventato il padrone assoluto del paese, decide di bruciare tutti i libri per evitare che il sapere dei libri possa arrivare al mondo.

Il 6 Maggio alla Fiera del Libro, presso lo Spazio Bookmark – Pad. 2 Stand L01 – M02, ha coordinato l’intervento “NUOVI NARRATORI: la periferia, la crescita, la marginalità” – Quali sono le connessioni tra i temi del disagio, della crescita, della marginalità, della periferia e la sua esperienza di vita?

Io sono nato a Casoria, una cittadina “dormitorio” alla periferia nord di Napoli. Non era un posto particolarmente pericoloso, ma viveva di riflesso la vicinanza con secondigliano, quartiere noto di Napoli per Scampia. Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta nel napoletano si scatenò una guerra di Camorra sanguinaria tra i “Cutoliani” e le “Vecchie Famiglie” e una volta tornando a casa sentii dei colpi di pistola e una macchina che correva via, la classica “esecuzione”. Avevo una decina d’anni, e quel corpo immerso in un lago di sangue non era una cosa piacevole da vedere, corsi via, feci un giro incredibile per tornare a casa. Si avvertiva allora, e si avverte oggi una sorta di “cappa” sulla città ci sono cose che sono entrate nel nostro quotidiano e non ce ne accorgiamo più di quanto ci possano fare male, quando ero ragazzino, sapevo chi erano i “cammoristi” della zona, lo sapevano tutti, chiaramente anche LO STATO, e lo stesso succede oggi, ma tutti hanno paura. Dopo una ventata di aria pulita con l’avvento di Bassolino, credo che negli ultimi anni Napoli sta cadendo sempre più in basso, sembra veramente di stare nel far west, e nessuno è escluso, da chi abita nei quartieri “in” a chi vive nelle zone popolari. Il mio lavoro mi porta spesso a fare dei laboratori di Teatro nelle scuole, e già dalla scuola elementare, si vedono bambini che non hanno futuro, la loro strada è inevitabilmente “segnata” ci vorrebbe qualcosa di veramente grande per poter cambiare tutto questo, e non so veramente cosa possa essere.

Quali sono i prossimi impegni in calendario per Pino L’Abbate?

Quest’estate porto in giro “La Bisbetica Domata” di Shakespeare, spettacolo che ho allestito con “La Compagnia dei Giovani” del teatro Bellini di Napoli, e poi vedremo, ci sono tante idee.. Mi piacerebbe portare in scena un progetto che ho da alcuni anni sulla guerra, sull’assurdità della guerra raccontata da una donna. A ottobre dovrei girare un film con Tony D’Angelo, un giovane regista napoletano con cui ho già collaborato in passato, chiaramente il tema del film è “il disagio”.

Il motto “Tutti i Libri del Mondo non è un Sogno” adottato dalla Fiera ci riconducono al tema dell’ “immaginario”, cosa sono i sogni per un artista che interpreta un ruolo sul palcoscenico?

Io credo che i sogni siano uguali per tutti, non credo che un artista possa sognare di più o di meno, c’è però da dire che senza la fantasia io non potrei lavorare, non se ne può fare a meno. Io da piccolo volevo fare l’attore, e non so se era un sogno, mi piaceva, recitare per me era la cosa più naturale di questo mondo, certo la fantasia la facevo galoppare molto, e questa è stata una grande fortuna per la strada che poi ho intrapreso da adulto. Mi piace paragonare l’attore a un bambino, perché l’attore deve farsi sorprendere dal mondo, dalle cose che ci circondano, proprio come un bambino che “scopre” giorno dopo giorno un mondo nuovo.

Un artista quando è sul palcoscenico "finge", finge di essere un altro da sé e talvolta può anche identificarsi oltremodo nel personaggio che interpreta. È sempre agevole uscire dal "ruolo" per ritornare ad essere sé stessi nella vita reale?

Io sono di quelli che “non” credono all’identificazione nel ruolo. Quando lavoro su un personaggio, studio molto, e costruisco un qualcosa di concreto ma che è assolutamente parte di me. Avrei delle difficoltà a immedesimarmi tutte le sere in qualcuno che non sono io, credo che un attore che fa questo alla fine rasenti la follia, può essere molto pericoloso per la psiche, a me piace creare un rapporto con il pubblico, trasmettere delle emozioni, ma se sono nel “trip” del personaggio questa relazione non si crea, resta tutto dentro di me. Diciamo che mi piace definirmi un “artigiano” più che un’artista.

 !   Il Regista Pino L'Abbate presso lo Stand di NonSoloParole Edizioni alla Fiera Internazionale del Libro di Torino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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