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Il più antico libro sulle visioni oniriche, il “Libro dei sogni ieratico” (nell'antico Egitto lo ieratico era la lingua sacra per antonomasia), fu redatto in circa nel 2000 a.c. Si tratta di un testo di consultazione, per usare un termine moderno, o meglio un “dizionario dei sogni” dove si potevano trovare spiegazioni e interpretazioni. Nell'antico Egitto i sogni (parola tradotta con il termine “reset”) rappresentavano un modo per comunicare col mondo dell'oltretomba. Sappiamo quanta importanza avesse in questa società il rapporto col al di là, ma i sogni spesso erano considerati anche l’espressione virtuale dello stato d'animo del sognatore. Si possono individuare tre tipi di sogni: quelli a carattere “religioso” (dove un dio appariva e richiedeva un atto di devozione), quelli cosiddetti “rivelatori” (che precedevano eventi futuri, svelavano, ad esempio, il luogo dove erano nascosti degli oggetti) ed infine altri che fornivano “informazioni” chiare come il posto migliore per edificare la propria tomba. I templi dei sogni erano dedicati a varie divinità. Chiunque poteva visitarli e pregare per ottenere, in via onirica, una risposta ad una domanda specifica e relativa alle proprie esigenze ( ad es. la cura per una malattia). Gli dei potevano manifestarsi in vari modi. Tra questi, il mezzo preferito erano senz’altro gli “oracoli dei sogni”, ovvero coloro che fornivano informazioni su qualunque evento (legittimazione al trono, ordine politico, questioni legali, problemi di vita privata). Tutti in Egitto li consultavano, compreso il Faraone. Nell'antico Egitto grande importanza e interesse erano riconosciuti a coloro che, per così dire, erano addetti all'interpretazione dei sogni. Quest’ultimi, infatti, per gli antichi, rivelavano saggezza e profondità solo all'intelligenza dell'esperto (colui che con attenzione sapeva ascoltare il loro messaggio e quindi trarne i benefici). I sogni erano considerati, quindi, una sorta di “messaggio magico”. Il “Papiro Chester Beatty III”, proveniente da Tebe e che risale all'Epoca Ramesside, (pare che in ogni caso l'originale sia del Medio Regno) è, senza dubbio, una delle opere più importanti scritta in egiziano classico che fornisce un vero elenco dei sogni e dei presagi . Gli egizi credevano che l'interpretazione dei sogni si basasse sul concetto dell' “opposto”. Sognare la morte era il significato di una nascita futura. Sognare la felicità era preludio ad un'imminente infelicità. I cosiddetti “sogni cattivi” erano spesso accompagnati da una formula magica che proteggeva colui che li aveva sognati.
Alcuni esempi di sogni di cattivo presagio: Sognare di bere birra calda, significava sofferenza. Sognare di vedersi riflesso in uno specchio significava cambiare moglie. Sognare un nano voleva dire il dimezzamento della durata della vita. Sognare di mangiare un uovo voleva dire la perdita dei propri beni. Sognare di vedere persone in lontananza era segno di futura morte.... Il mondo dei sogni, in Egitto, era quindi strettamente legato a quello della magia. Si può affermare che in questa regione tutto fosse magico, perfino i giorni dell'anno potevano essere favorevoli o sfavorevoli, come risulta dai calendari egiziani, che in questa terra sono conservati (vi erano giorni nei quali era propizio intraprendere nuove iniziative con sicuro successo e altri in cui addirittura nemmeno si consigliava di uscire di casa). In Egitto esisteva, poi, una vera e propria “medicina onirica”. Ovvero la possibilità di curarsi attraverso i sogni. A volte essi venivano, Si può senz'altro concludere che, da almeno 4000 anni, abbiamo testimonianze sul ruolo dei sogni: essi rappresentano, per l'uomo, un’inesauribile fonte di conoscenza e saggezza cui accostarsi con grande interesse ed attenzione. |
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