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Quando, nel 1432, Leon Battista Alberti giunse a Roma, dove avrebbe ricoperto l’ambita carica di abbreviatore apostolico nella curia del pontefice Eugenio IV, ai suoi occhi di fine umanista si offrì lo spettacolo stupendo della città dei Papi che si sovrapponeva e si affiancava alla Roma dei Cesari in un insieme unico al mondo. Le antiche vestigia, infatti, immerse in un tessuto urbano rado e caratterizzato da ampi spazi naturali, erano state spesso oggetto di trasformazioni, saccheggi o riuso.L’Alberti rimase nella Città Eterna per circa quarant’anni, dedicandosi all’osservazione e allo studio di rovine, opere d’arte, iscrizioni e monete, quasi a gara con eruditi e artisti presenti in città. Per celebrare nel modo più degno il sesto centenario della nascita dell’artista, i Musei Capitolini ospitano a Palazzo Caffarelli, fino al 16 ottobre prossimo, una grande esposizione di circa 120 opere, “La Roma di Leon Battista Alberti. Architetti, umanisti e artisti alla scoperta dell’antico nella città del Quattrocento”. La mostra, organizzata dal Comitato Nazionale VI Centenario della Nascita di Leon Battista Alberti (Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Direzione generale per i Beni librari e gli Istituti Culturali) e dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma-Sovraintendenza ai Beni Culturali, giunge a conclusione dei convegni di studio dedicati all’opera albertiana, che si sono svolti dal 2002 al 2004. Sono esposti anche bronzetti e lastre provenienti dalle navi romane del lago di Nemi, che furono oggetto, nel 1447, di un celebre tentativo di recupero guidato proprio dall’Alberti. La mostra prosegue con monete, gemme, manoscritti di umanisti attivi a Roma e conosciuti dall’artista, e con alcune significative opere di scultura e pittura particolarmente legate alla ricerca dell’umanista e alla sua visione dell’arte e della cultura degli antichi. Tra i pezzi più notevoli, il “Codex Escurialensis” (conservato a Madrid, nell’Escorial), una predella del Beato Angelico, un affresco di Andrea del Castagno e un bronzetto del Marc’Aurelio del Filarete, messo a confronto con i calchi di due formelle della porta di S. Pietro. Completano l’itinerario espositivo alcuni disegni riferiti ai principali interventi sui monumenti antichi e cristiani da parte dei Pontefici. |
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