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| Il centro franco-egiziano sugli studi dei templi di Karnak ed il Consiglio Superiore delle Antichità Egiziane hanno dato l'annuncio, a Luxor, di aver rinvenuto, a Karnak (villaggio costruito sulle rovine dell'antica Tebe, capitale dell'antico Egitto), la statua del faraone Neferhotep I, “il faraone bello e buono”. Si tratta di una statua in calcare dell’altezza di un metro e ottanta e che poggia su un basamento quadrato. Essa raffigura Neferhotep col copricapo reale e la sua fronte è cinta dal cobra, simbolo del potere dei faraoni. La statua è stata ritrovata ad un metro e sessanta centimetri di profondità, sepolta sotto un portale che costituiva l'accesso ad un tempio di Thutmosi I (1530-1520 a.C) e vicino all'obelisco della regina Hatshepsut, l'unica donna-faraone della storia egizia (1504 1484). Per portare alla luce la statua di Neferhotep si dovrà attendere la decisione del Consiglio Superiore delle Antichità, organismo al quale spetta stabilire se smontare o no il monumento che la sovrasta. Al momento, però, il segretario generale Zahi Hawas è perplesso se far eseguire lo scavo in questione in considerazione che l'obelisco di Hatshepsut è molto vicino e una tale operazione potrebbe minare la sua effettiva stabilità. Questa scoperta riveste caratteri di eccezionalità anche dal punto di vista tecnico con particolare riferimento alle attrezzature speciali cui si è dovuto ricorrere, dal novembre scorso, per procedere ai lavori di scavo. Fondamentale per il ritrovamento della statua è stata anche l'utilizzazione delle foto satellitari.
A parte il sud la sua autorità si estendeva su quasi tutto il Delta, tranne il VI Nomos del Basso Egitto il cui capoluogo, Xois, diventerà la capitale delle XIV dinastia in parallelo alla dinastia Hyksos, che stava per sorgere ad Avaris. Neferhotep dovette ottenere una buona reputazione fino a divenire una sorta di simbolo poiché gli Hyksos mutilarono tutte le sue immagini durante il periodo del loro potere in Egitto. Le altre testimonianze archeologiche che riguardano Neferhotep sono molte. Nei pressi della prima cataratta varie iscrizioni su roccia ricordano una sua visita. Una lapide in steatite, ritrovata presso lo Wadi Halfa, sta a testimoniare che la sua attività si estendeva fin laggiù. A Biblo è stato scoperto un bassorilievo che rappresenta il principe locale mentre rende omaggio a Neferhotep. Al museo di Bologna è conservata una bella statuetta del faraone. Senza dubbio, però, il più importante reperto che riguarda Neferhotep è la grande stele, scoperta da Mariette ad Abido, lasciata nel sito originario a causa delle sue precarie condizioni. Qui il faraone è rappresentato a consulto con i cortigiani mentre espone il suo intento di far modellare, nell'autentica forma, le statue di Osiride e della sua Enneade. Neferhotep ordina che si possano consultare i testi antichi dove tutte queste cose sono registrate ed i cortigiani sono rappresentati inchinati in segno di assenso. Nella figurazione un funzionario è mandato ad Abido per predisporre la processione sulla barca sacra di Osiride. Vi è anche stigmatizzato l’arrivo del faraone che sovrintende alla fabbricazione della statua e mentre prende anche parte alla rappresentazione mimata della sconfitta dei nemici del dio. Un'ultima curiosità: fra il 1898 e il 1904 sempre a Karnak, in un deposito che conteneva migliaia di sculture, fu scoperta anche un'altra statua di Neferhotep I , attualmente conservata presso il Museo Egizio del Cairo. |
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