| OLTREPENSIERO.IT |
|
| |
|
Recensione a “Silvia dorme” di Giuseppe Mauro Edizioni il Foglio 2004. Silvia dorme è un romanzo breve di Giuseppe Mauro, autore napoletano alla sua seconda prova narrativa edito da Il Foglio, e accompagnato da una curiosa prefazione di Francesca Mazzucato e dalla postfazione di Gabriele Dadati. La vicenda si svolge tutta in una notte, una notte in cui Mario, il protagonista, guida lungo le strade di Roma, con accanto Silvia, la sua compagna. Il romanzo colpisce per la struttura della narrazione, in cui, come voci narranti, si alternano la prima e la terza persona. La prima persona è Mario, che, mentre guida, ricorda e racconta, la terza persona è un osservatore esterno che descrive lo sviluppo delle relazioni tra i personaggi e ne descrive gli stati d’animo. A questo alternarsi dei punti di vista dei narratori, si associa l’alternarsi dei tempi della narrazione: continui flash back ci riportano indietro nel tempo, all’inizio della relazione tra Mario e Pamela, una cantante americana un po’ sbandata, poi successivamente alla nascita di Laura, la loro bambina, fino all’improvvisa, e per Mario inspiegabile, fuga di Pamela. Nel presente, invece, c’è Mario, che guida di notte tra l’Appia e la Tuscolana, con la musica alta per tenersi sveglio, e con Silvia che dorme raggomitolata nel sedile accanto. Questo susseguirsi di piani diversi ci porta capitolo dopo capitolo a mettere insieme i tasselli della storia, come fossero i tasselli di un puzzle, fino alla conclusione finale. Interessante lo stile, immediato e istintivo, e anche l’uso molto personale della punteggiatura. Insoliti e divertenti i richiami agli oggetti d’uso comune: lysoform, viccinet, viakal, spontex, glasses, swiffer, tutti in sequenza quasi fossero uno scioglilingua, e frequenti i giochi con le parole che diventano neologismi: lucegastelefono, bastoncinifindus, cotolettedisoia, kramercontrokramer, adeccomanpower, kurtcobain, janisjoplin, emtivi. Interessanti anche i riferimenti alla musica, presenza costante che accompagna lo svolgersi degli eventi, talvolta come sottofondo, talvolta, invece, come protagonista. Nella storia raccontata, emerge con forza il tema della precarietà: la precarietà del mondo del lavoro, ma soprattutto la precarietà dei rapporti. Mario nel raccontare delle sue relazioni prima con Pamela e poi con Silvia, parla della difficoltà nel riuscire a stare insieme, della caducità dei rapporti, che lentamente si sfilacciano e si rompono, lasciando dolore, vuoto e stupore. Questa storia è in qualche modo anche la fotografia di una generazione, che pur desiderandolo, non riesce a costruire relazioni sentimentali che sappiano resistere all’usura del tempo. “Qualcosa si rompeva qua e là. Mario non sapeva cosa fosse, certe volte sentiva uno scricchiolio nelle parole che si dicevano, negli occhi di Pamela che lo guardavano. Come insofferenza blanda. Non ci faceva molto caso, no. Epperò la sentiva, gli dava noia come un prurito sparso che non riesci a capire esattamente dov’è cominci a grattarti ovunque. Lui voleva che fosse tutto perfetto.” … “Che la realtà ti fa le ali di piombo, se non ci stai attento. Che la realtà è piena di bollette di maldipancia di parrucchiere di supermercati di mestruazioni di silenzi di cerette di puzza di compromessi di rispetto di piedi di sonni interrotti di doveri di preclusioni di unghie di inutilità; di noia. Che la realtà certe volte devi scapparci lontano, fare finta che lei non esista prendere su le tue cose e lei o lui e andare via in posti che non conosci ancora dimenticare per tutto il tempo che ti serve immaginare altro vivere altro sentire altro. E poi tornare a casa, un poco alla volta.” |
|
©2005 OLTREPENSIERO.IT |