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| Ma le vicende legate a quei due neonati, proprio non vanno giù. Non si digeriscono. Travalicano ogni codice morale ed il senso di quella strana regola non scritta che dice: “Nessuno muore il giorno prima di quando dovrebbe”. Invece, se è andata loro bene, avranno avuto solo il tempo, sì e no, dopo il taglio del cordone ombelicale, di avere avuto a disposizione appena l’attimo per quel fisiologico profondo respiro che apre i polmoni alla vita. Qualcuno ha detto “no” prima ancora che potessero iniziare a vivere per poi anche maledire pure il mondo intero. Non sarebbe importato a nessuno. Non si vuole essere moralistici e tanto meno bigotti, ma in questa nostra strana nazione esistono anche delle leggi che valgono sia per gli italiani, sia per gli extracomunitari e per tutti coloro che sono cittadini del mondo. Non saranno perfette, ma appartengono al patrimonio di civiltà che regolano il nostro vivere. Se non accettando una gravidanza, non si è voluto abortire (e la legge, se pur nei suoi termini, lo consente) dopo il parto avvenuto in un qualsiasi ospedale sempre la legge concede di non riconoscere il proprio figlio. Non rimarrà abbandonato e in ogni caso, al di là delle lungaggini relative alle pratiche adottive, potrà avere un futuro che, per quanto pessimo, sarà sempre paradossalmente migliore di un rantolo di morte durante il primo respiro. Per favore, non è necessario uccidere! Lasciare “statuine di gesso” nei cassonetti o nelle buste di plastica, davvero è un non senso. Certamente le vicende di cronaca di questi giorni nascondono storie di ordinaria immigrazione clandestina e forse anche di prostituzione selvaggia. In ogni caso dietro di loro le aspettative tradite e la speranza defraudata per un futuro migliore in cui vivere e che è rimasto, invece, solo un amaro miraggio. In questi casi non vale biasimare, giudicare e nemmeno essere “umani”. Purtroppo, nel modo comune di pensare la disperazione, o l’essere disperati, finisce, in fondo, con il giustificare ogni cosa. Ne siamo proprio certi anche quando c’è di mezzo solo l’attimo di un respiro? |
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