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IL DUBBIO CALIPARI COME MORO?

di Lucio ARAGRI

Piazza delle Cinque Lune

Canale 5 rispolvera un film del 2003, “Piazza delle Cinque Lune” del Regista Renzo Martinelli, che ripercorre, in modo mascherato da fantapolitica, “L’affaire Moro” (prendiamo a prestito, citando e non a caso, il titolo di un libro di Leonardo Sciascia) mandandolo in onda, il 31 Agosto scorso, in prima serata. Dopo pochi giorni, il 3 Settembre, L’Unità pubblica un testo inchiesta, “Nicola Calipari ucciso dal Fuoco amico”,scritto da un gruppo di giornalisti sulla base di testimonianze provenienti dal Sismi. Un’inedita ricostruzione della liberazione di Luciana Sgrena e della morte di un agente segreto italiano.

Solo una coincidenza?

Sicuramente da entrambe le parti si dirà di si. Il film era nel palinsesto delle trasmissioni da molto tempo ed il libro, di cui non è dato sapere quando è stato finito di stampare, certo non può essere stato improvvisato in pochi giorni.

Cosa possa importare tutto questo? Sicuramente nulla se non il fatto che due uomini di stato, uno un politico e l’altro un funzionario, sono stati assassinati, se pur in tempi distanti tra loro, a colpi di mitra da soldati in divisa (in un caso finti e nell’altro no) in circostanze così strane e simboliche che mai, forse, saranno del tutto chiarite. E così, come fu per Aldo Moro, sicuramente anche per Nicola Calipari, nelle astrazioni delle verità mancate, fioccheranno film e libri nel tentativo di colmare uno spazio nella disperata ricerca di capire situazioni ed individuare i responsabili di misteri italiani che a ben vedere, in fondo, sono assai poco misteriosi. Così la pensano in molti. Ed il cittadino, per così dire normale, sempre abituato ad arrampicarsi sugli specchi per farsi una ragione o semplicemente un’opinione sui grandi fatti che gli ruotano intorno, talvolta è assalito dal dubbio, sicuramente del tutto inutile, che forse le cose non avvengono mai a caso. La messa in onda di un film tanto discusso, da parte di un emittente che legami con la destra sicuramente ha e l’uscita di un libro per conto di un giornale che è invece di sinistra, sembrano voler lanciare un messaggio che va ben al di là dei silenzi governativi o degli strali lanciati dalle opposizioni.

Voler azzardare una connessione trai due fatti, Moro e Calipari, sembrerebbe quanto mai paradossale; ma è piuttosto inquietante che il film di Renzo Martinelli inizi proprio con una frase di Aldo Moro "Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”, alla quale oggi sembra far eco l’affermazione della moglie di Calipari, Rosa, quando nella sua lettera, pubblicata nel libro, afferma “ continuo a chiedere con forza e determinazione la verità su quanto è realmente successo…Non è possibile avere pace se non c’è giustizia”. Vogliamo aggiungere che in assenza di verità anche tutte le illazioni e le congetture diventano possibili, plausibili e verosimili. Quindi anche noi ci permettiamo di fare un po’ di fantapolitica. Nel film “Piazza delle Cinque Lune” si afferma in modo chiaro che la sorte di Moro fu decisa dalla Cia perché nel 1978 era inaccettabile l'ingresso nel governo italiano del più grande partito comunista del mondo occidentale; e Mario Moretti, il nuovo capo delle Brigate Rosse, fu uno strumento di questo disegno. Riemergono la Gladio, i Servizi Segreti, la P2 ed anche la Russia, di quei tempi, alla quale non sarebbe andato bene che un partito comunista dell’occidente andasse al potere in maniera morbida, senza rivoluzioni. Moro, quindi, fu scaricato da tutti: non andava bene a nessuno. Era stato considerato un mediatore intelligente ed incredibilmente paziente, fine, particolarmente abile nella gestione e nel coordinamento politico delle cosiddette "correnti" all'interno del suo partito. Fu un convinto assertore della necessità di un centrosinistra da raggiungersi in forma di coalizione. Era troppo scomodo ed imbarazzante e quindi fu eliminato. Altrettanto può forse dirsi di Calipari, se pur per motivi diversi? Qui ci troviamo di fronte all’integerrimo funzionario del Sismi, guarda caso, con spiccate qualità di negoziatore, investigatore capace, conoscitore in ogni aspetto dell’intelligence medio-orientale. Era stimato sia dalla destra che dalla sinistra e con i suoi collaboratori (oggi chiamati Calipariani) prediligeva la politica del consenso e non dell’ordine impartito. Conosceva ormai troppe cose sulle ragioni dei rapimenti di stranieri in Iraq? Sapeva forse chi fossero i mandanti e le finalità reali della strategia? Era ormai in possesso di troppe e precise informazioni per tutti imbarazzanti? Cosa sarebbe potuto accadere al suo ritorno in Italia? Sembrerebbe proprio che a dover essere ucciso fosse proprio lui e non la giornalista Giuliana Sgrena, come era stato ipotizzato in un primo momento. D’altronde, in quelle macchina, dopo le sventagliate di mitra, a morire è stato soltanto lui e non gli altri occupanti, colpito da una sola pallottala stravagante ed un po’ birichina!

Ecco dove può portare la fantasia (ed il film è bello che sceneggiato!) quando non c’è chiarezza, mentre nel mare fluttuante delle illazioni il dubbio rimane a provocar danni più di quanto, atroci e dure verità da dover digerire, potrebbero fare.

 !  IL DUBBIO

Aldo Moro

Aldo Moro

 

Nicola Calipari


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