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| “Vale la pena mandarlo in stampa?”, si domanda Vittorio al termine della sua fatica. E, aggiunge quasi scusandosi, “altrimenti ci proverò un’altra volta, se troverò gli stimoli”. Si, Vittorio, ne vale la pena! Vale davvero la pena lasciarsi trasportare, assorbire dal racconto della Tua vita, sfogliato come un album di fotografie. “Le meraviglie della Tua memoria” sono diventate le mie meraviglie. Mi sono visto nell’angolo di un camino, d’inverno - fuoco acceso - ad ascoltare la fiaba della vita di uno di noi. Intensa, forte. Come mi accadeva quand’ero bambino, attento e interessato alla narrazione dei grandi, affascinato dall’azione di eroi nostrani che si descrivevano come si racconta una ricetta di cucina, più per insegnarne e ricordarne i gusti che per autocompiacersi. Mi è stato facile immedesimarmi, perché conosco Vittorio, perché a ruota ho frequentato gli stessi suoi ambienti, ho conosciuto spesso le medesime persone, ho sovente vissuto esperienze parallele. Ho rivisto luoghi e culture ambientali, abitudini, tradizioni, sensibilità note e dimenticate che con questo libro si liberano dalla polvere del tempo. E un pregevole dono a Carlo Alberto, un atto d’amore per la famiglia, degno della generosità di Vittorio. Ma non solo. C’è da credere che Carlo Alberto resterà incantato dalle “gesta” del nonno, proprie di un mondo che non avrà conosciuto. Un mondo duro e dolce in egual misura, facile e impossibile insieme, nel quale la forza della speranza e l’impegno hanno aperto la strada a tanti uomini di buona volontà: veniamo risucchiati nei ricordi per una chiamata evocativa della stessa nostra personale esperienza. “Non so scrivere, ma non mi sono voluto arrendere”, egli sbotta alla fine. E bene ha fatto, perché ne ha tratto vantaggio la semplicità, la freschezza del linguaggio, con una azione più viva ancora e più vicina. Parole e contesti sopiti che qui rinnovano sensazioni e ricordi, fotogrammi di una lunga pellicola di episodi e di emozioni, intense e governate al tempo stesso - come in una chiacchierata tra amici - senza eccessi, senza risentimenti per alcuno, con lo sguardo volto indietro ad osservare orgoglioso le tante emozioni, i duri impegni. Nel libro c’è tutto Vittorio: tante piccole grandi cose che testimoniano la sua autentica personalità e la sua voglia di fare, di esserci, di contare. E questo mentre vive con rassegnazione e speranza le cristiane “concessioni di Lassù”. Un guerriero, il guerriero per la causa, per gli ideali alti di giustizia, di libertà, di solidarietà. Un “combattente” che ancora oggi scrive “sarò sempre disponibile per tutti, non mi tirerò indietro”, pronto a rendersi disponibile con l’amore e la passione di sempre. Ed è proprio la sua passione “politica” che colpisce e che pervade ogni suo momento. È l’idealità che lo sostiene, lo stimola, lo aiuta ad andare avanti nei valori, anche nei momenti più bui e drammatici della Sua esperienza. I contesti rappresentati sono via via diversi, ma quel suo amore per qualunque cosa egli faccia, quella spinta sensibile nella ricerca dello stare insieme, quel suo “bisogno di partecipazione, di voler fare un po’ di tutto per il proprio paese” sono il segnale inconfondibile di una grande dedizione verso gli altri. Per poi godersi con gusto i risultati dei suo lavoro. E finisce sempre a tavola, non per atavico bisogno di riscattare le proprie primordiali sofferenze, ma perché la sua è fame di amicizia. Perché “contiene più miracoli una botte di vino che ...”. Vittorio è così ancora oggi. Sa di avere fatto cose importanti, con pienezza di impegno, sempre consapevole di dove si trovasse e di dove stesse andando. Per questo gli è stato facile vivere anche l’esperienza di Sindacalista. Per il suo pronunciato senso del dare. Peccato che sia durata poco; e comunque peccato che non abbia potuto permanere nella carica di segretario provinciale per il tempo necessario a consentirci di lavorare insieme. Nella Democrazia Cristiana come nella flaei-cisl ci siamo sempre visti alla breve distanza di una generazione, senza mai avere l’opportunità di operare di concerto. È stato il destino a volere così, ma è da uomini come Lui, dalla sua ancora “calda” eredità che anch’io sono partito per la mia personale avventura. Provando ad imitarne l’impegno, la vocazione. Il fotocopiatore non fu mai comperato dalla flaei. Altri strumenti, altre tecnologie mette oggi a disposizione dei Sindacalisti il progresso tecnologico. Una cosa semmai manca o almeno è diventata merce assai rara: la voglia di dare senza ricevere, di donare in silenzio, di dare per il gusto semplice di servire gli interessi degli altri. Vittorio ce l’ha insegnato anche con “Le meraviglie della memoria”. |
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