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UNA STRISCIA DI TERRA

di Annamaria PIROZZI

Quante volte abbiamo visto ridisegnare la cartina geografica delle regioni del Medio Oriente, questa volta non è una guerra la causa dell’ennesima revisione degli atlanti bensì la scelta dolorosa, ma accettata democraticamente dalla maggioranza del popolo ebraico, di abbandonare gli insediamenti nella striscia di Gaza.

Una decisione coraggiosa che Sharon ha voluto applicare a rischio dell’impopolarità e che gli è già costata le dimissioni del conosciuto Ministro delle Finanze Netanyhau.

In uno stato colpito da continui attacchi terroristici , il popolo ha invece reagito con una civiltà fuori dal comune, è vero, sono state immagini strazianti quelle delle famiglie con i loro bambini costrette, dall’esercito del loro stesso paese ad abbandonare le proprie case, le attività lavorative e a iniziare una nuova vita con un esodo verso altre città; chi di noi non avrebbe tentato fino all’ultimo di far cambiare idea a quei connazionali meri attuatori di un comando a loro impartito. Eppure, nonostante la perdita dei loro averi l’incertezza del domani, l’abbandono dei luoghi di culto e dei cimiteri sono stati rarissimi gli episodi di violenza, sicuramente non paragonabili a quelli che invece siamo costretti a documentare per questioni molto più futili quali, per esempio, gli ipotetici torti calcistici.

Un popolo, che ha quindi dimostrato al mondo intero la propria unità e rispetto verso lo Stato di Israele, lo stesso stato che durante la guerra dei sei gironi del 1967 aveva conquistato quelle terre e che oggi, dopo 38 anni di enorme dispendio militare profuso per difenderle, ne ha deciso lo sgombero.

Nasce oggi, a un anno circa di distanza dalla scomparsa del leader incontrastato dell’OLP Arafat, una nuova Gaza, saranno cinque le province in cui sarà divisa:

Governatorato del Nord

Striscia di Gaza Centrale

Governatorato di Gaza City

Governatorato di Khan Younis

Governatorato di Rafah.

Una Gaza che avrà connotazioni diverse da quelle che aveva in precedenza , più simile a una Cairo, dato l’enorme volume di palestinesi che si prevede andranno ad abitarvi, enormi palazzi sostituiranno le piccole casette degli ex-coloni, abbattute dalle ruspe dell’esercito israeliano, ma soprattutto una Gaza turistica con hotel, ristoranti, negozi e luoghi di divertimento, con un porto e probabilmente anche un aeroporto.

Numerosi sono gli aiuti economici provenienti, non solo, dai paesi industrializzati del G8, 550 milioni di dollari all’anno solo dagli USA, ma anche da enti e società private di tutto il mondo che vedono potenzialità di investimento allettanti; tuttavia, affinché questo sogno palestinese di Arafat City possa concretizzarsi è necessario ottenere e mantenere quel fattore fondamentale che è la sicurezza. L’Egitto si è già offerto per fornire armi, munizioni ed equipaggiamenti e benché il processo di pace sia ancora lontano dal definirsi certo è che la restituzione delle terre insediate costituisce un importante passo in avanti per il suo raggiungimento.
 !  LA TERRA CONTESA

Per il mio cuore

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino al cielo,
ciò ch’era addormentato sulla tua anima.

In te è l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada alle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

In te è l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada alle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
Come i pini e come gli alberi di nave.
Com’essi sei alta e taciturna.
E ti rattristi d’improvviso, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Mi sono svegliato e a volte emigrano e fuggono
uccelli che dormivano nella tua anima
.

Pablo Neruda
Venti poesie d’amore e una canzone disperata
Traduzione di Giuseppe Bellini, Passigli, 2004

 


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