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Il “Premio Pieve” della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale lo ha inserito nella speciale sezione delle “opere da conservare per la memoria degli italiani”.Il libro di Vittorio Giovani, “La meraviglia della memoria”, non è e forse non sarà certo un best-seller di quelli che sfondano il mercato con centinaia di migliaia di copie vendute, ma chi lo ha letto già lo conserva nella sua libreria come un bene prezioso da consultare quando la voglia di vivere viene meno per quegli insegnamenti tracciati, senza superbia ma con infinità umanità ed umiltà, attraverso il filtro di un quotidiano vissuto costantemente con serenità al di là delle prove sempre non facili, spesso atroci e talvolta incomprensibili, che la vita gli ha posto di fronte. Potranno non essere condivise le sue idee politiche e religiose, il suo vecchio stampo morale potrà sembrare oggi un anacronismo, ma la sua voglia di sorridere al mondo, all’età di settantaquattro anni, è giovane come il nome che anagraficamente si porta dietro. Lo abbiamo incontrato, in una piacevole domenica di fine estate, in terra Toscana, nel suo paese adottivo di Murci (ma nativo di Porto S.Stefano sull’Argentario), in provincia di Grosseto.
Intervista a cura di Giulio Carra
“Questo libro l’ho scritto solo per me e la mia famiglia , per lasciare una testimonianza al mio nipotino e alle sue generazioni future di una vita vissuta fedele ai principi cristiani nei sentieri non sempre facili della politica , del sindacato e della famiglia.” Nella sua autobiografia ovviamente traccia la storia della sua vita, della sua provincia, Grosseto, e della sua regione, la Toscana, ma in parallelo ne esce fuori uno spaccato dagli anni trenta ad oggi della nostra nazione. Cosa è cambiato veramente, secondo lei, se qualcosa è cambiato, in questo scorcio di tre quarti di secolo nelle condizioni sociali, politiche ed economiche degli italiani? “Ci sono stati enormi cambiamenti nella scuola , la cultura come privilegio di pochi e oggi alla portata di tutti , la situazione economica dove il lavoratore ha riconosciuto i propri diritti, e oggi il 65% degli italiani possiede la propria casa , certo allora non era così.” Dopo l’avvento della cosiddetta “Seconda Repubblica” si è mai vergognato o ha provato disagio per essere stato e mentalmente essere ancora un “democristiano”? “Nel modo più assoluto no.Non sono un “ex dc” ma un sempre orgoglioso dc. Un riconoscimento viene proprio dai miei avversari politici che hanno concesso il merito alla dc di aver governato nel miglior modo possibile in tempi davvero duri dove il paese era in ginocchio battuto dalla guerra e dal sogno fascista.” Lei è stato un “partigiano”, ma quando si pronuncia questa parola automaticamente scatta nella mente della maggioranza degli italiani un accostamento quasi inscindibile con le ideologie legate alla “sinistra”. Visto che “mancino” non è e non è mai stato, lei e quelli come lei, si ritengono più un’anomalia di sistema o vittime di un falso storico? “Non è esatto definire il movimento partigiano italiano di sinistra, sarebbe un falso storico perché nel comitato di liberazione e fra i dirigenti del mov. Part. c’erano molti dc come Taviani, Mattei, etc… Io essendo un ragazzo facevo solo la staffetta partigiana fra i giovani alla macchia e le famiglie avvertendo degli eventuali rastrellamenti fascisti. E’ la sinistra che si è indebitamente appropriata dei termini antifascismo e partigiani e li ha monopolizzati.” Cosa significa avere sempre il sorriso sulle labbra, come tutti affermano che lei abbia avuto ieri come oggi, anche quando la vita le ha voltato o le volta le spalle? “Fa parte del mio carattere e mi dispiace se alcune volte non sono riuscito a sorridere.” Il concetto di “Famiglia”, in un mondo ormai assuefatto al “carpe diem”, ha ancora un senso per ciò che ha rappresentato fino a ieri? E, nelle “nuove abitudini esistenziali”, vi possono essere parametri che in qualche modo esprimano una loro moralità o genuinità di intenti? “La grande famiglia patriarcale riunita intorno al focolare è per me la massima espressione del concetto di famiglia, unità e calore cosa che oggi difficilmente si ottiene. La disgregazione delle famiglie associata al “carpe diem” deriva in maggior parte dalla perdita dei valori, soprattutto quelli cristiani, comprensione, abnegazione, pazienza, tolleranza… dove sono finiti?” Oggi non è raro che un figlio od una figlia trentenne, nonostante lavori, girovaghi ancora nell’ambito della famiglia originaria. Assuefazione a punti di riferimento sicuri o rifugio da realtà sempre più emarginanti? “I giovani che gravitano sulla famiglia fino a 30-40 anni , non riescono a crearsi un loro spazio e una loro famiglia pur con le grandi possibilità di oggi rispetto a quelle di un tempo. Cercano il riparo dei genitori e non crescono mai , ma non si può certo dare colpa a loro, è sempre la famiglia che è carente e che non forma sufficientemente i loro figli.” Quando si ha fame davvero di cibo e non si hanno mezzi con cui sfamarsi e cibo non si ha, cosa ci si inventa al di là del rubare o del vivere alla giornata? “Ho cercato sempre di non arrendermi provando tanti mestieri per sopravvivere fino a quando non è spuntato un po’ di sole.” Lungo il cammino della vita si incontrano più amici o nemici? Lungo l a mia strada , posso dire di aver trovato solo tanti amici , i nemici non li conosco , semmai avversari politici con cui ci contendevamo il primato dei nostri rispettivi partiti In ogni caso occorre avere sempre avere rispetto e ringraziare chi nei momenti di difficoltà ha teso una mano anche se in modo strumentale? “Dobbiamo sempre essere riconoscenti alle persone che ci hanno aiutato nelle difficoltà e se da ciò hanno avuto un ritorno, meglio … per quanto mi riguarda provo un grande affetto per tutti coloro che mi hanno seguito in questo percorso.” Passione ed entusiasmo in ciò che si fa sembrano essere ormai emozioni e stili di vita d’altri tempi. Lei, Vittorio Giovani, che proprio giovane non è più anche se ancora ha i capelli neri, cosa consiglierebbe ad una quarantenne o ad un cinquantenne (età critiche nella diversità dei sessi) per non invecchiare dentro al di là delle rughe che gli “specchi cortesi” implacabilmente mostrano? “Non avere il tempo per guardarsi allo specchio, essere sempre intenti a nuove sfide ed avere una fede, quale essa sia , per andare avanti senza cadere nel buio della propria autocommiserazione.” Ha scritto un libro dal titolo “La meraviglia della memoria”: cosa ha destato in lei, nella sua vita, la più grande delle meraviglie? “La più grande delle Meraviglie è proprio l’essere riuscito a scrivere questo libro, e mi sorprende ancora di più il fatto che molti lettori ne siano al tempo stesso “Meravigliati”. |
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