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"L'ENIGMA DI HARWA"

di Francesca Benucci

La Strada del Vino Nobile, con il patrocinio del comune di Montepulciano, ha deciso di dedicare, presso le Logge della Mercanzia, una mostra archeologica dedicata alla figura di Harwa, potente dignitario che visse all'inizio del VII secolo (720-680 a.C.) quando in Egitto regnavano i faraoni neri, i nubiani, della XXV dinastia.

La mostra intende andare di pari passo con gli scavi archeologici in sito e, grazie ad una speciale postazione internet, si può assistere ai lavori di recupero. Partendo dal fatto che la mostra è patrocinata dalla “Strada del Vino Nobile”, in essa è dedicato un approfondimento sul consumo che gli antichi egizi facevano del vino ed una speciale etichetta, commemorativa dell'evento, contraddistingue alcune bottiglie che i visitatori possono acquistare alla mostra.

Curatore della mostra è Francesco Tiradritti, direttore della missione archeologica italiana a Luxor, e Silvia Einaudi condirettrice, della missione archeologica italo-egiziana.

La tomba di Harwa, il più grande ipogeo (4500 metri quadrati!) di un “privato” che non sia mai stato trovato in Egitto. Essa è situata nella piana di Tebe-Luxor davanti al tempio di Hatshepsut (la bellissima figlia di Tuthmosi I e unica donna faraone d'Egitto) sulla riva occidentale del Nilo dove, da circa 10 anni, opera la missione archeologica italiana.

Nell'antico Egitto la tomba era il luogo del viaggio nell'aldilà, lo spazio della sepoltura infinita e la tomba di Harwa ha una scansione precisa degli ambienti come per tracciare un percorso ben identificato di lettura.

Quindi, la morte era un viaggio personale e il complesso rituale funerario era la sua condizione indispensabile. Il nome scritto sulle statue conferiva l'apparenza della vita, la custodia dell'energia vitale (il “Ka” individuale). Le scritte sulla tomba e sul corpo del defunto dovevano rendere possibile l'identificazione nel regno dei morti.

Alla fine della XX dinastia le continue razzie e lo spostamento del potere politico nella regione del Delta furono le principali cause che determinarono un mutamento nel modo di seppellire i defunti nelle necropoli tebane. Le ultime tombe reali costruite, per così dire, in scala monumentale sulla riva del Delta furono quelle decorate dai sovrani ramessidi e dai loro funzionari.

Con la XXI dinastia, i defunti furono inumati in sepolture comuni ricavate all’interno di tombe oramai in disuso, oppure in gallerie scavate nella roccia. I testi e le figurazioni, che dovevano garantire la sopravvivenza del defunto e che un tempo ricoprivano le pareti degli ipogei, ora venivano sintetizzate sulle superfici dei sarcofagi, la cui decorazione divenne sempre più ricca ed elaborata.

La pratica di seppellire il defunto in modo sommario si mantenne in uso per tutto il terzo millennio. Trascorsero, dunque, ben trecento anni, prima che si tornasse a scavare nella roccia della montagna tebana tombe monumentali con le pareti cariche di decorazioni fatte sia di testi sia di figurazioni.

Tomba di HarwaLa più antica e una delle più vaste tombe di quest'epoca è appunto quella di Harwa. Nonostante sia bellissima ed in essa vi siano ben otto statue che lo ritraggono, si sa ben poco di lui. E’ noto che appartenesse ad una famiglia legata al clero di Ammon-Ra e che iniziò la sua carriera come semplice funzionario. Con l'avvento al potere della XXV dinastia, Harwa, seppe appoggiare e fare sue le cause dei nuovi sovrani ricevendo in cambio speciali poteri e mansioni. Fra questi quella di gestire lo stato teocratico di Ammon-Ra. Harwa occupava una delle più alte cariche in seno all'amministrazione tebana, era, infatti, Gran Maggiordomo della Divina Adoratrice. Tale carica gli procurò un enorme prestigio in tutta la regione di Luxor e soprattutto nei rapporti col clero del dio Ammon. L'immenso potere di cui godeva gli permise di realizzare la più grande tomba mai costruita fino ad allora: la prima di monumentali dimensioni dopo trecento anni di abbandono della necropoli tebane.

Altri dignitari, sull'esempio di Harwa, si fecero costruire le loro tombe intorno alla suaSarcofago riconoscendone in tal modo la priorità. Si può senz'altro affermare che tutti gli ipogei di epoca successiva sono ispirati a quello che lui si fece costruire.

Colui che realizzò il monumento funerario di Harwa aveva in mente un modello ben preciso, in altre parole il cenotafio del dio Osiride ad Abido, l' ”Osireion”, da cui la tomba di Harwa trae gli elementi strutturali principali: le rampe di accesso, il vestibolo, l'ambiente ipostilio e la sala di fondo. In pratica dalla struttura architettonica si arriva ad assimilare Harwa col dio dei morti.

L'epoca di questo grande sacerdote è interessante anche dal punto di vista artistico, infatti, abbiamo un ritorno anche ai moduli arcaici nella solida volumetria delle cosiddette statue-cubo.

Questa bella mostra a Montepulciano sposa, al meglio, la voglia di conoscere, in modo più approfondito, questo spaccato dell'affascinante, quanto vasta, storia dell'antico Egitto con l’opportunità di trascorrere alcune ore nella bella campagna toscana sulla scia della “Strada del Vino Nobile” …magari per lasciarsi tentare anche dal suo unico gusto e particolare sapore che non a caso lo ha reso tanto famoso.

Mostra archeologica “L'enigma di Harwa. Alla scoperta di un capolavoro del rinascimento egiziano” a Montepulciano, Le Logge della Mercanzia, tutti i giorni dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00. Ingresso libero.

Ulteriori informazioni www.stradavinonobile.it

Infoline 0578- 717484

Periodo: dal 25/09/2005 al 15/12/2005

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Ushabti Harwa

 

 

cantina

 

 

Montepulciano - Palazzo del Capitano

 

Statua Harwa

 


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