| OLTREPENSIERO.IT |
|
| |
|
QUELLA CASA IN MEZZO AL MARE:la storia di un bambino e dei suoi genitori
Niki Francisco è il bambino affetto da una grave patologica, l’asma intrinseca, che, per sopravvivere, deve respirare aria marina. Trascorre tutto il suo tempo, ormai da tre anni, su una barca che gli fa da casa. Una casa in mezzo al mare in cui dovrà vivere, probabilmente, fino all’età dello sviluppo per risolvere il suo problema ed arrivarci, con una buona qualità di vita, limitando i danni che i broncospasmi lasciano sui polmoni. Una sorta di cicatrici. La sua esistenza è legata alla barca dei sogni dei suoi genitori iniziata a costruire dopo che un medico consigliò di portarlo al mare, come alternativa alle pesanti cure alle quali era costretto a sottoporsi. La forma asmatica di cui Niki soffre è congenita. Ad un anno e mezzo subisce l’attacco del primo broncospasmo. A quattro, alla scuola materna, riesce a reggere solo per poche ore al giorno. Per le crisi violente gli viene somministrata l’adrenalina e per la terapia di mantenimento sono usati farmaci a base di cortisone. L’aria del mare sembra sollevare, di fatto, il bambino ed i genitori, scelgono la soluzione estrema. Una casa al mare, per loro di Bellinzago in provincia di Novara, mantenendo le proprie consuetudini di vita, sarebbe significato non stare vicino, di fatto, al proprio figlio che aveva un problema. Entrambi metalmeccanici, è prima mamma Paola a lasciare il lavoro e poi babbo Paolo. Danno fondo alle liquidazioni, ai risparmi di una vita e con l’aiuto di chi li vuole aiutare, tra mille difficoltà, iniziano a realizzare, nel giardino della propria abitazione, un’imbarcazione di 26 metri che chiameranno “Goletta Walkirje”. E’ la futura casa della sopravivenza di Niki. La trasportano prima a Cremona e poi, lungo il Po fino al suo delta, giungono a Porto Levante per prendere il largo nel Mediterraneo delle isole Eolie. Qui trovano l’assistenza dei reparti aereonavali della Guardia di Finanza. Grazie anche all’aiuto ed al patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, Niki, per mezzo di un sistema di comunicazione satellitare, può studiare in video-conferenza, a bordo della propria barca, nella classe in cui è iscritto, presso la scuola elementare di Canneto di Lipari. La storia stringata, così come raccontata, di un fatto cui tutto il mondo ha rivolto le sue attenzioni, ha proprio il sapore di una favola a lieto fine. Ed in fondo lo è. Anche Rai Uno, recentemente, gli ha dedicato una fiction: “Il Bambino sull’acqua” con Vittoria Belvedere, Beppe Fiorello ed il piccolo Mattia d’Alessio. E’ in fondo la concretizzazione di una speranza che rende giustizia a tutti quei genitori che, passando anche per matti, si sono ridotti sul lastrico per cercare di salvare i propri figli da una morte annunciata. Chissà quanti di loro, nei cimiteri di tutto il globo, oggi, hanno, invece, solo lacrime da spendere nonostante tutti i vani tentativi portati avanti. L’incommensurabile follia dei genitori di Niki, paradossalmente, può apportare loro un parziale sollievo. Gli sforzi disperati non sempre approdano nel nulla. Questa storia d’altronde comunica speranza e da forza a tutti coloro che si trovano in situazioni simili, qualunque sarà l’epilogo. Genitori di tutto il mondo, non abbiate paura di passare per pazzi! L’imperativo è non demordere. Sovrapponendo sogno su sogno forse riuscirete a salvare il bambino che avete in braccio. Chiedo scusa per questo mio lasciarmi andare, nel contesto di una cronaca che dovrebbe essere solo asetticamente giornalistica, ma tali esperienze le ho vissute sulla pelle. Quarant’anni fa uno dei miei fratelli è morto, per un vizio cardiaco congenito al cuore. Nonostante i miei genitori stiano ancora pagando, in qualche modo, le “follie”economiche di allora, messe in atto per poterlo salvare, sono certo che, nella storia di Niki, possano riconoscersi e che profonda in loro, in ogni caso, ragione, conforto e consolazione. Personalmente, come autore, che ho pubblicato, recentemente, proprio un libro dal titolo “La Casa in Mezzo al Mare” esprimendo solo i disagi interiori, psicologici ed intellettuali ai quali ognuno di noi può andare incontro nel corso della vita, nei confronti della storia “palpabile” di Niki mi sento fortemente in difficoltà, anche in relazione alle mie personali esperienze vissute Sì, perché una casa in mezzo al mare non può essere soltanto un rifugio onirico in cui estraniarci per prendere le distanze da una realtà che non condividiamo. Per Niki, quella casa, è sinonimo di sopravvivenza e vita reale!
Indirizzo: Niki Frascisco - presso Guardia di Finanza, squadriglia navale - Mar Mediterraneo. |
|
©2005 OLTREPENSIERO.IT |