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| Fino al 26 febbraio 2006 il Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma fa da splendida cornice alla mostra “I Castellani e l’oreficeria archeologica italiana”: circa 250 tra ori antichi e gioielli ottocenteschi prodotti nella bottega dei famosi orafi, collezionisti e antiquari, provenienti dai più importanti Musei d’Europa (British Museum, Musèe du Louvre, Victoria and Albert Museum, Musei Capitolini) oltre che dalle maggiori collezioni private americane e italiane. Quella dei Castellani fu una famiglia romana con una poliedrica capacità di coniugar Oltre alla produzione orafa, i suoi esponenti furono particolarmente attivi nel campo del collezionismo archeologico e nel restauro dei materiali. La loro passione per l’antico li spinse a raccogliere una ricca collezione di ceramiche, bronzi e oreficerie provenienti dai grandi siti dell’Etruria e della Magna Grecia. L’attività della famiglia, avviata sin dai primi decenni dell’Ottocento, si specializzò nello studio delle antiche tecniche di lavorazione dei metalli su impulso del capostipite Fortunato Pio, che prendeva ispirazione dall’arte greca, etrusca e romana, ma anche dalle opere del Medioevo e del Rinascimento. Dalla metà del secolo l’oreficeria archeologica prodotta da Alessandro e Augusto Castellani, figli di Fortunato Pio, assunse una sempre maggiore diffusione negli ambienti aristocratici, ma anche tra i viaggiatori colti e gli artisti e intellettuali in visita alla Capitale. Negli anni sessanta dell’Ottocento Alessandro apriva filiali a Londra e a Parigi e fondava un proprio atelier a Napoli. Il fratello Augusto, una personalità meno avventurosa, “ collezionò per conservare” e suo principale interesse fu l’oreficeria; il nucleo centrale della Collezione Castellani si deve alla sua intraprendente e competente attività. Intorno al 1870, dopo acquisti e vendite di preziosi oggetti e nuclei di materiali - prevalentemente rinvenuti in importanti siti archeologici dell’Etruria e del Lazio – la Collezione assunse le attuali dimensioni. La produzione si affermava anche fuori dai confini nazionali e la bottega mostrava le sue opere presso esposizioni internazionali a Firenze, Londra, Parigi. La richiesta di questo tipo di oreficerie fece sorgere imitatori in tutta Europa e gli oggetti antichi e le riproduzioni dei Castellani arrivarono anche oltreoceano, nel 1876, alla Centennial Exposition di Filadelfia e l’anno seguente al Metropolitan Museum of Art. Dopo i successi di New York e Londra la Mostra, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, in collaborazione con il Bard Graduate Center for Studies in the Decorative Arts, Design and Culture di New York, è finalmente approdata a Roma con alcune importanti novità. Mosaici composti da tessere minutissime evocano i capolavori paleocristiani di Roma, Ravenna e Costantinopoli. Gemme, cammei e scarabei, originali antichi o imitazioni ottocentesche, campeggiano su alcuni gioielli, mentre altri raggiungono il loro mirabile effetto grazie a una varietà di tecniche a smalto rese in un’ampia gamma di colori. La loro originalità si fonda sull’uso di semplici disegni geometrici, arricchiti con decorazioni di sottili granuli d’oro, piccoli fiori e filigrana applicata con assoluta precisione. La produzione artistica Castellani unisce la straordinaria maestria dell’oreficeria antica al desiderio di perfezionare l’artigianato artistico e il design italiano con la riscoperta della tecnica della granulazione, che si riteneva perduta . Questa tecnica - che consiste nell’applicazione di sottili granuli d’oro alla superficie di un oggetto per creare dettagli decorativi - affonda le sue radici nell’antica oreficeria orientale, ma fu perfezionata dagli etruschi del VII - VI secolo a.C. Le intense ricerche condotte nelle grandi necropoli dell’Etruria nel corso dell’Ottocento portarono alla scoperta di straordinari corredi funerari, ricchi anche di monili e oggetti d’oro, impreziositi da raffinati decori. La ricerca per dominare l’arte della granulazione impegnò la famiglia Castellani per decenni e il suo recupero – insieme a quello di altre tecniche antiche, come la filigrana - è uno dei più grandi contributi alla storia della gioielleria. Alla fine dell’Ottocento, con l’avvento dell’art noveau e il conseguente cambiamento di gusto, si assistette al tramonto dei gioielli Castellani. Alfredo, figlio di Augusto, valente orafo e restauratore, cedette allo Stato italiano la Collezione, composta dagli oggetti di antiquariato e dall’oreficeria prodotta nei tanti decenni di attività della bottega. La mostra, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è stata sostenuta dalla Direzione Generale per i Beni Archeologici e dalla Direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Promozione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e si inserisce nell’ambito delle iniziative di collaborazione con istituzioni museali e scientifiche statunitensi previste dal Memorandum Italia - USA. Dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima. Biglietto: Intero 6.00 euro, Ridotto 4.00 euro. |
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