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MAFIA UN PROBLEMA VOLONTARIAMENTE IRRISOLTO?
Il 23 Maggio del 1992 muore Giovanni Falcone. Muore un pezzo d’Italia che non ha paura di cercare la verità e di combattere l’ingiustizia. Muore un uomo, un siciliano che ha il coraggio di dire no a un cancro che domina l’Italia per piegarla ai propri scopi. Ripensando a quegli anni, ripensando a Falcone, Borsellino, a tutti quelli che combattevano e che combattono ancora oggi contro un nemico che nega il valore della democrazia, della libertà, della giustizia provo un profondo rispetto. Ed è, al contrario, con un sentimento di rabbia che mi guardo intorno e mi accorgo che in tutto questo tempo trascorso dalla morte di Falcone, più di dieci anni; le persone come lui e Borsellino sono diventate mosche rare, sostituite da chi con la mafia è colluso o accomodante.
O è meglio dire… non morivano più. Il 16 Ottobre del 2005infatti, qualche settimana fa, viene ucciso a Locri il vicepresidente della Regione Calabria. Il particolare inquietante, o forse uno tra i tanti, è che l’omicidio avviene davanti al seggio per le Primarie dell’Unione nel momento stesso in cui Fortugno si reca al voto. Molte le domande che mi sono posta di fronte a un evento del genere, prima fra tutte: perché ucciderlo mentre sta andando a votare? Perché uccidere un uomo, un rappresentante dello Stato, mentre compie il suo dovere di cittadino? La mafia, in questo caso la ‘ndrangheta, quella che opera ad alti livelli, non ha colpito a caso né tantomeno ha colpito senza un preciso fine simbolico. L’uccisione di Fortugno sta a significare: chi non collabora con noi muore! E la nuova giunta regionale, di collaborare con la mafia non aveva nessuna intenzione, ecco il perché delle minacce e di questo assassinio. Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, con la sua giunta, ha iniziato a mettere in atto una serie di azioni che cozzano con il potere mafioso: hanno deciso di costituirsi parte civile in ogni processo di ‘ndrangheta; vogliono inserire la dicitura ‘La Calabria ripudia la mafia’ all’interno dello Statuto della Regione ma altre modifiche sono state fatte riguardo alle nomine delle cariche regionali, agendo in termini di decentramento proprio per indebolire i legami tra ‘ndrangheta e Stato. Tutti questo gesti hanno infastidito i picciotti, liberi, fino a quel momento, di intrallazzare con politici e politicanti. Già, perché la mafia e la politica vanno spesso a braccetto e l’assassinio di Fortugno non è un assassinio di mafia, è forse un delitto politico. Non sono parole forti, sono parole chiare e semplici, perché avvalorate da numerosi esempi di colluttazione tra i due termini in questione. E per di più avvalorate dal tipo di politica che il Governo attuale sta praticando da alcuni anni a questa parte: depenalizzare crimini, modificare leggi in favore di chi agisce in modo illegale e proponendo leggi come quella, recentissima, della modifica della confisca dei beni ai mafiosi. Già, una bella modifica per ridarglieli i beni, ai mafiosi. Questo non è agire in nome dello Stato, questo non è agire contro la mafia: è incoraggiarla! E allora ecco perché in questi anni di mafia si è parlato poco, come se il problema fosse scomparso, perché adesso, come ha detto Pisanu: “con la mafia occorre convivere”. Queste sono parole pesanti. In questi ultimi anni la mafia è stata lasciata libera di agire, non le sono stati posti vincoli, nessuno le ha dato troppo fastidio. E adesso che altri cominciano a metterle di nuovo i bastoni fra le ruote ecco il sangue, ecco la rabbia, ecco di nuovo le stragi contro lo Stato. Se la mafia è stata silente per anni non è accaduto perché è stata sconfitta ma perché ha poteri in alto. L’ex procuratore antimafia Pier Luigi Vigna ha affermato sull’Espresso del 3 di Novembre, confrontando il problema del terrorismo e quello della mafia: “Ampliando il discorso a tutto lo Stato, mi viene il sospetto che il problema sia nella diversa natura dei due fenomeni. Il terrorismo era avvertito come un corpo estraneo. La mafia, evidentemente, no.” E Fortugno è morto per aver voluto riaffermare i principi universali della libertà e della giustizia, parole che, da un po’ di tempo a questa parte fanno quasi scandalo. E allora, Presidente Ciampi, non dica ai ragazzi e alla gente calabrese frasi del tipo “Reagite, non siete soli” perché non è vero. Gli Italiani, in questo momento, contro la mafia sono soli. Come ha detto monsignor Bregantini, il vescovo di Locri, ai funerali di Fortugno: “Il problema non è Locri. Il problema è a Roma, è la politica […]. E se la politica non combatte, i cittadini da soli, hanno le spalle scoperte. Alcuni messaggi dal Blog di www.Calabriamente.it lasciati da ragazzi calabresi:
Link: http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/forzamafia.html http://www.inmovimento.it/05_ottobre/20_pecora.php http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=TUTTEINT&TOPIC_TIPO=I&TOPIC_ID=45325 http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/cronaca/grassodenu/iltesto/iltesto.html |
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