Il commento di Gicar
Pensieri d'estate
Sotto certi aspetti, la stagione estiva è la più traumatica dell’anno. In essa finiscono per confluire, più che nelle altre, sogni, aspettative, sensazioni, amori, tradimenti, storie di amicizia, bilanci di vita, delusioni e programmi per il futuro. E’ il periodo delle vacanze per eccellenza, del meritato relax per riscoprire se stessi o nel non pensare a niente. E’ il momento ideale per avventure di ogni tipo, dove il caldo afoso delle spiagge o la frizzante aria di montagna tutto finiscono con il giustificare, per l’eccezionalità dei frangenti e delle situazioni inaspettate in cui irrimediabilmente tutto accade.
E così, i falò notturni a pochi passi dalla battigia come il cercar prima fragole e poi funghi tra i boschi o il passeggiare al tramonto con i capelli scompigliati dalle brezze, diventano momenti di vita irrinunciabili prima di trasformarsi pian piano in nostalgie e
successivamente in ricordi lontani. Poi ci sono le feste di compleanno, i balli in discoteca, le cene al ristorante, le sagre di paese, gli spettacoli musicali e teatrali con i grandi nomi che leggiamo sui giornali o vediamo in televisione. Arrivano anche i fuochi d’artificio per stordire gli occhi e le orecchie… all’altra estate, quella con gli incidenti stradali e la vacanza mai raggiunta o dalla quale non si è fatto più ritorno. Quell’estate in cui ci sono i vecchi abbandonati insieme ai cani ed ai gatti, i morti affogati o precipitati giù dalle montagne, le ragazze violentate tanto per far baldoria e di cui mai nessuno parla insieme alle sedute spiritiche ed alle messe nere. I neonati abbandonati nei cassonetti, nelle strade o nelle corsie degli ospedali, da madri malate, disperate o che si vergognano, fanno spesso compagnia alle angosce esistenziali di travestiti o prostitute da portarsi in macchina per un’effimera mezza estate d’amore. Ci sono, quando tutti ci divertiamo, anche quelli che lavorano negli ospedali, nei Commissariati di Polizia, nelle Caserme dei Carabinieri o dei Vigili del Fuoco. Ci sono gli imprenditori turistici e quelli commerciali che sperano nella bella stagione per andare in ferie quando nessuno ci sta. Ci sono anche i terroristi che, nell’incomprensione generale e nel disprezzo planetario, si fanno esplodere nei grattacieli americani, nelle stazioni ferroviarie europee o nelle città asiatiche per far
ci cambiare le abitudini o per andare in vacanza con il groppo in gola e sopratutto per non farci andare a chi hanno ammazzato. Ci sono le guerre che non finiscono mai e che neanche d’estate vanno in vacanza come pure c’è chi s'indebita per andarci o chi fa il segregato nella propria abitazione, con le tapparelle abbassate per tutto il mese d’agosto, per poi poter dire al vicino di casa, che in vacanza c’è andato davvero, di essere stato ai Caraibi! Anche questa, in fondo, è l’estate, quella porta intrigante che ognuno di noi vuole o vorrebbe aprire per andare al di là delle illusioni. Vi è però un momento sublime in questa stagione. La notte di S.Lorenzo. Sfido chiunque a negare che, almeno una volta nella vita, non si è scoperto a scrutare il cielo per cogliere quella stella che quasi mai nessuno vede cadere ed alla quale, in ogni caso, idealmente, affidare le proprie speranze. Infine c’è anche la mia personalissima estate che trascorro a scrivere parole che difficilmente saranno lette. Io mi contento di viverla così.
Riflettendo
UNA GUERRA DA VINCERE
di Annamaria Pirozzi
Un nemico invisibile, una battaglia contro il buio che terrorizza chiunque di noi prende un autobus, una metropolitana, un treno, chi è in vacanza o chi è in ufficio o sulle strade a svolgere il proprio lavoro.Una normalità in pericolo, leggevo su un quotidiano nazionale, qualche giorno fa e ritengo una cruda verità; le contromisure, seppur necessarie in questo istante, rischiano di cozzare pesantemente con la quotidianità di ogni giorno ma non solo, rischiano di far tornare indietro rispetto a quell’opera di unione tra i popoli che nel tempo abbiamo conquistato. Mi riferisco alla temporanea sospensione da parte delle Francia della libera circolazione dei cittadini degli Stati membri Europei, garantita dall'acquis di Schengen. Si pensi al diniego alla richiesta di estradizione da parte della Spagna di un sospettato per l’attentato di Madrid, catturato in Germania e il cui Tribunale ha giudicato non colpevole e quindi rilasciato, contravvenendo a quegli accordi di polizia internazionale contro il terrorismo. Ancora di più la mia preoccupazione va agli effetti che indirettamente i mass media provocano su tutti noi, in particolare al pericolo di strumentalizzazione di un terrorismo etnico e perciò discriminatorio contro ogni persona che proviene dagli stessi paesi degli attentatori.
Dobbiamo per questo reagire e seppure nella convinzione che una maggiore autonomia ai corpi di Polizia, all’esercito e alle operazioni di controllo più accurate e intrusive
siano le forme più immediate per tamponare e bloccare gli attacchi Kamikaze, continuo a non venire meno alle mie idee di libertà dei popoli, a quei valori che uno Stato e una famiglia deve trasmettere ai propri cittadini e figli perché non è solo la battaglia contro il buio che si vuole vincere, bensì una guerra che va combattuta con l’educazione e l’istruzione nelle scuole, nelle famiglie, con i mass media. Una operazione sicuramente più lenta rispetto agli attacchi armati o ai regimi di coprifuoco ma sicuramente più valida per un effetto duraturo e per non tornare indietro a quei concetti di divisione e ostilità tra i popoli.
Retrospettiva di un evento |
"Primo Festival della Letteratura Viterbese"
di Cristiano De Amicis
Grande successo per il Primo Festival della Letteratura Viterbese. Presenti circa 50 autori della Tuscia, 6 case editrici operanti sulla provincia viterbese e migliaia i libri esposti. Sei giorni di arte e cultura vissuti tra dibattiti ed incontri.
Per gentile concessione della Rivista Etrurialand
scarica tutta la rivista in formato pdf (2.622 kb) e b/n
Si è da poco conclusa una splendida settimana di arte e cultura. Così potremmo descrivere sinteticamente il "Primo Festival della Letteratura Viterbese" che Etrurialand e le Officine Malatesta hanno realizzato presso la ex chiesa di San Salvatore in piazza San Carluccio dal 14 al 19 giugno. Una settimana in cui protagonisti sono stati i libri, gli autori, gli editori e più in generale Viterbo. Infatti, moltissimi erano gli autori viterbesi che hanno esposto le proprie opere, e quasi tutte erano le case editrici che ope-rano sul nostro territorio.Una mostra che è stata molto apprezzata se teniamo conto del numerosissimo pubblico che la ha visitata durante tutti i sei giorni.Una manifestazione che non è vissuta solamente sulla bellissima mostra di libri più o meno recenti e più o meno conosciuti di autori viterbesi (molte opere sono ormai introvabili e provenivano da collezioni private), ma anche una splendida occasione di incontro, di scambio, in una sola parola di socializzazione.

Anno 1 - Numero 5 del 31 Luglio 2005
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Titolo |
Una vecchiaia normale |
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Autore |
Franco Mimmi |
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Prezzo |
€ 11,90 |
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Dati |
152 p. |
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Anno |
2004 |
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Editore |
Aliberti |
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Collana |
tre |
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L'ANGELO BIONDO
di Giulio Carra
Lo chiamavano così, per una trovata giornalistica come tante, facendo riferimento al suo nome ed al colore dei suoi capelli. Ma tale appellativo mai fu più appropriato ad un uomo e ad uno sportivo che con la sua morte riuscì a cambiare in meglio e suo malgrado le regole della boxe in tutto il mondo. Sul ring il suo stile pulito, elegante e mai sanguigno affascinava ed allo stesso tempo sconcertava gli amanti della nobile arte. Il suo nome era Angelo Jacopucci. A quasi trentanni dalla sua scomparsa, per assurdo, quasi nessuno lo ricorda più, come fosse stato spazzato via dal vento, quasi fosse un’incomoda presenza per le coscienze di tutti. Già, perché morire di pugni per fare spettacolo a causa di esigenze di vita, tra le regole smagliate di uno sport che troppo lasciava all’improvvisazione e all’estemporaneità, qualcuno e più di qualcuno si è sentito e forse ancora si sente in colpa. La colpa della presunzione che un Ko, in un pugile, non potesse provocare altro che la sua sconfitta. Dopo di lui tutto è cambiato, ma mai nessuno gli ha detto …Grazie! Anche nella sua Tarquinia, una città laziale in provincia di Viterbo, al di là di una palestra a lui intitolata come pure un palazzetto dello sport dove si gioca a Basket, di una statua in bronzo che pochi sanno dove stà e di una gara ciclistica che neanche il Comune vuole più patrocinare, Angelo Jacopucci non ha altri spazi ed altri ricordi. Nemmeno una via dove idealmente fargli percorrere ancora i fasti di un campionato europeo.
ANGELO JACOPUCCI
di Fausto dei Molinari
Bellaria 19 luglio 1978, Campionato d'Europa dei pesi medi, alla 12a ripresa l'inglese Alan Minter piazza i suoi colpi devastanti al capo di Angelo Jacopucci. Per il pugile Italiano è il ko.
Angelo dopo il match si sente male, trasportato d'urgenza all'ospedale di Bologna entra in coma e muore. Avrebbe compiuto 30 anni tra cinque mesi.
Angelo Jacopucci, pugile di Tarquinia, non era quello che chiamiamo un pugile spettacolare ma la sua boxe era molto redditizia ed efficace. Non era un pugile con il pugno del ko, lo testimoniano le 7 vittorie prima del limite su 33 incontri vinti.
Ebbi l'occasione di conoscerlo di persona e non era affatto lo spaccone che la gente credeva.
Lo conobbi a Milano quando difese vittoriosamente il titolo italiano dei medi dall'assalto di Roberto Benacquista, pugile
amministrato da mio padre. Jacopucci vinse ai punti in 12 riprese. Lo vedo ancora uscire dagli spogliatoi del Palalido di Milano (allora vero e proprio tempio della boxe in Italia grazie allo sforzo economico non indifferente di organizzatori come Plutarco Chiesa, Gianni Scuri, Egidio Tana, Bruno Branchini …) indossando un accappatoio bianco, sento ancora il frastuono dei fans venuti da Tarquinia, rivedo il loro grande striscione con la scritta " L'Etrusco vince ancora ! ". Essendo Jacopucci avversario del nostro pugile ovviamente mi auspicavo la sua sconfitta ma lui fu il più forte e si aggiudicò meritatamente il verdetto.
INTERVISTA A EDUARDO COCCIARDO
da ARCOIRIS TV
Intervista a Eduardo Cocciardo - Leggere negli occhi
Intervista a cura di Annalisa Strada - Libertas
NOVITA' EDITORIALI
Il saggio"L'applauso interrotto" - Poesia e Periferia nell'opera di Massimo Troisi
Il saggio "L'applauso interrotto - Poesia e Periferia nell'opera di Massimo Troisi" di Eduardo Cocciardo, NonSoloParole Edizioni – 2005 sarà in Libreria agli inizi di luglio. L'opera si pone l'obiettivo di colmare una grave lacuna bibliografica circa la figura artistica e l'operato di un'artista prematuramente scomparso.
CONCORSI LETTERARI
Primo Concorso Letterario "Buia è la notte"
PRESENTAZIONE
Dopo la pubblicazione, avvenuta su invito agli autori da parte della casa editrice NonSoloParole Edizioni, dell’antologia di racconti “Buia è la notte – Cinque autori e… la notte” a cui hanno partecipato Cinzia Tellarini, Luca Musella, Tina Cosmai, Raffaele Calafiore e Luciano Mallozzi, è in preparazione il secondo volume a cui parteciperanno, sempre su invito dell’editore, altri scrittori, con uscita dell’antologia prevista per il mese di novembre, contestualmente la NonSoloParole Edizioni è lieta di annunciare il concorso, aperto a tutti, sempre inerente il tema della notte.
Il concorso non prevede premi in denaro. I migliori 10 racconti giunti in redazione, ad insindacabile giudizio della redazione, affiancata da un comitato di lettura composto da Enza Cubelli, Annamaria Pirozzi, Luciano Mallozzi e Raffaele Calafiore, saranno scelti per la pubblicazione in una antologia che avrà come titolo “BUIA E’ LA NOTTE – Volume III – il Concorso” che uscirà agli inizi di dicembre 2005.
atica di Cultura e Attualità


Quando si vivono tempi come i nostri, sembra che tutto ci porti a guardarci, gli uni con gli altri, con occhi di sospetto e diffidenza. Anziché guardarci a volte pare proprio che ci scrutiamo. Cercando di riconoscere chi abbiamo intorno, accanto o di fronte… dal colore della pelle, dal suo idioma, da un vestito particolare e caratteristico, magari dissimile da quelli che abitualmente portiamo noi… Da un segno, che sia riconoscimento di una fede, anch’essa differente da quella che professiamo noi. Ci siamo “noi” e ci sono “gli altri”. Se proviamo ad immaginarci nei panni degli “altri” la frase, dal loro punto di vista, non cambia e la si può pensare pronunciata esattamente allo stesso modo: ci siamo “noi” e ci sono “gli altri”. E “gli altri” in questo caso … saremmo “noi”. Alla fine il mondo diventa sempre più popolato da “altri” e si usa sempre meno il “noi” o quando lo si usa è per indicare non le somiglianze e le vicinanze o l’incontro tra diverse esperienze, ma le differenze che sembrano creare milioni di barriere. Tutto diventa estremamente complicato, diventa difficile incontrarsi per conoscersi e conoscersi sarebbe fondamentale per potersi capire e per accettarsi.

Quando, nel 1432, Leon Battista Alberti giunse a Roma, dove avrebbe ricoperto l’ambita carica di abbreviatore apostolico nella curia del pontefice Eugenio IV, ai suoi occhi di fine umanista si offrì lo spettacolo stupendo della città dei Papi che si sovrapponeva e si affiancava alla Roma dei Cesari in un insieme unico al mondo. Le antiche vestigia, infatti, immerse in un tessuto urbano rado e caratterizzato da ampi spazi naturali, erano state spesso oggetto di trasformazioni, saccheggi o riuso. L’Alberti rimase nella Città Eterna per circa quarant’anni, dedicandosi all’osservazione e allo studio di rovine, opere d’arte, iscrizioni e monete, quasi a gara con eruditi e artisti presenti in città. La conoscenza diretta dei monumenti e delle fonti classiche gli consentì di scrivere un trattato di architettura, il “De re aedificatoria”, in grado di reggere il paragone con quello di Vitruvio e di delineare le forme di una nuova arte per il suo tempo, che nel 1452 fu presentato a papa Nicolò V. Per celebrare nel modo più degno il sesto centenario della nascita dell’artista, i Musei Capitolini ospitano a Palazzo Caffarelli, fino al 16 ottobre prossimo, una grande esposizione di circa 120 opere, “La Roma di Leon Battista Alberti. Architetti, umanisti e artisti alla scoperta dell’antico nella città del Quattrocento”. 
Silvia dorme è un romanzo breve di Giuseppe Mauro, autore napoletano alla sua seconda prova narrativa edito da Il Foglio, e accompagnato da una curiosa prefazione di Francesca Mazzucato e dalla postfazione di Gabriele Dadati.La vicenda si svolge tutta in una notte, una notte in cui Mario, il protagonista, guida lungo le strade di Roma, con accanto Silvia, la sua compagna. Il romanzo colpisce per la struttura della narrazione, in cui, come voci narranti, si alternano la prima e la terza persona. La prima persona è Mario, che, mentre guida, ricorda e racconta, la terza persona è un osservatore esterno che descrive lo sviluppo delle relazioni tra i personaggi e ne descrive gli stati d’animo. A questo alternarsi dei punti di vista dei narratori, si associa l’alternarsi dei tempi della narrazione: continui flash back ci riportano indietro nel tempo, all’inizio della relazione tra Mario e Pamela, una cantante americana un po’ sbandata, poi successivamente alla nascita di Laura, la loro bambina, fino all’improvvisa, e per Mario inspiegabile, fuga di Pamela. Nel presente, invece, c’è Mario, che guida di notte tra l’Appia e la Tuscolana, con la musica alta per tenersi sveglio, e con Silvia che dorme raggomitolata nel sedile accanto.

In Inghilterra e negli Stati Uniti esistono già da anni cattedre universitarie di fantascienza. In questi paesi tanti problemi probabilmente non se li sono posti nel creare veri e propri indirizzi accademici tanto più che hanno dato i natali ai maggiori maestri di questo filone letterario e non solo.
rovato in più di cento frammenti, fu ricomposto ed ampiamente integrato subito dopo lo scavo, la cui data è stata confermata da un frammento de “Il Messaggero” del 15 settembre del 1938, inserito in una integrazione di uno zoccolo e rinvenuto ultimamente. Il restauro, finanziato dalla Wind Telecomunicazioni S.p.A., ufficialmente dato al via il 21 gennaio 2004, è stato ultimato e ha restituito alla cittadinanza e al mondo intero, in una nuova veste, questa splendida opera il 20 Luglio scorso in una suggestiva cerimonia evento.
Il consistente intervento è stato effettuato dalla celebre restauratrice Ingrid Reindell, in una sala appositamente allestita all’interno del Museo Nazionale Tarquiniense ed è consistito, nelle necessarie verifiche tecniche e documentarie (radiografie, rilievi e mappatura dell’opera),nello smontaggio della lastra di ottone alla quale era fissata l’opera, nella sostituzione della stessa con un nuovo supporto, rigido in plexiglas (spessore di 3 cm), nella pulitura di tutte le superfici ed eliminazione di tutte le stuccature che erano connesse con le integrazioni e, infine, nella rielaborazione delle vecchie integrazioni, nella creazione di sottoquadri nelle zone integrate. L’opera, inoltre, è stata sottoposta a consolidamento, uniformazione della colorazione di tutte le integrazioni, ripristino dei fori originali per i chiodi di bronzo, anch’essi restaurati, attraverso cui la scultura era fissata al frontone del tempio, rimontaggio del gruppo fittile sul nuovo supporto con applicazione di una leggera protezione.
“Città sepolte. Storie e memorie dallo scavo di Tarquinia.” Questo il titolo del volume di Maria Bonghi Jovino, edito dalla Casa Editrice Unicopli di Milano e presentato, venerdì 22 luglio 2005 al Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, da Federica Borrelli Scotti e Luigi Necco. Alla manifestazione erano presenti autorità politiche e culturali, studiosi di varie discipline, letterati, cultori di archeologia e appassionati di arte antica.



