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Il commento di  Gicar

Quando gli 007 non mettono paura

 

 

“Voglio trovare un senso a questa sera anche se questa sera un senso non ce l’ha… Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha…”.

Chissà perché, pensando a Nicola Calipari,  mi vengono in modo istintivo alla mente i versi della canzone di Vasco Rossi e l’immagine virtuale di una fotografia mai scattata e che mai vedremo: Lui, esamine all’interno dell’abitacolo di un’autovettura tra le braccia di una donna non sua in una strada buia di una terra straniera.yes

Credo che ogni uomo, almeno una volta nella vita, abbia accarezzato l’idea di morire per salvare la sua amata dalle mani di ignobili aggressori e che d’altra parte non vi sia donna che non si sia lasciata trascinare, almeno per un momento, dal fascino e dall’emozione di essere protetta e difesa da un nobile e sconosciuto cavaliere.

yesAnche per questo la tragedia consumata a due passi dall’aeroporto di Baghdad, sotto il fuoco amico di mitici alleati, ha finito nel convogliare i sentimenti di una nazione e del mondo intero in una sorta di immaginario collettivo romantico. Questo senza sminuire la figura e nulla togliere al poliziotto di 51 anni, dal 2002 al Sismi, da un anno proiettato a capo del Dipartimento Ricerca ed impegnato nel ricostruire le fila dell’ “Intelligence” nel labirinto mediorientale. E proprio quel particolare “della donna non sua”, ovvero la nostra donna riportata a casa ed ai nostri affetti senza secondi fini personali, ammanta questa storia di una delicatezza senza limiti e dove l’estremo sacrificio sembra non avere un senso in un mondo dove tutto si fa solo per il denaro o per il potere. In altre parole l’egoismo puro elevato all’ennesima potenza. E così Giuliana Sgrena, al di là della giornalista impegnata, finisce con l’interpretare il ruolo della mamma, della sorella, della figlia e anche paradossalmente dell’amante di tutti sottratta da una violenza, in ogni caso non giustificabile, all’amore ed alla tenerezza di un ritrovato “focolare collettivo”.

Non è uno scendere nella retorica, ma il disperato tentativo di dare un senso compiuto ad un sacrificio, voluto o casuale che sia stato, ed al dolore di una famiglia italiana a cui tutti devono portare rispetto.

Vi è anche un altro immaginario che Calipari ha sfondato: quello dello status degli 007 infidi e senza cuore, quasi asettici robot al servizio di distorti e particolari interessi. In lui non riconosciamo neanche il più popolare e amato degli agenti segreti della cinematografia: James Bond. Con lui in fondo, Nicola, non ha nulla da spartire. E’ un impiegato dello Stato, se pur tutto sui generis, motivato da entusiasmo nel lavoro che svolge, con ideali di servizio, comunicativa e forse dilemmi interiori che non ci sarà dato mai conoscere. Qualcuno, come il costituzionalista Augusto Barbera ha voluto annotare che «Finora i Servizi sono stati associati ad una minaccia reazionaria contro la democrazia. Adesso in Calipari hanno trovato un eroe popolare, riconosciuto anche a sinistra». Personalmente non credo che mai Nicola si sia posto problemi di Destra o Sinistra. Era un uomo, soprattutto, che cercava di andare al di là ed ad essere al contempo una “Spia” non disprezzabile e che non mettesse paura a nessuno. Per questa ragione è riuscito a portare al suo funerale persone di tutte le fedi politiche.   

Sono queste in fondo le motivazioni che mi fanno credere sia necessario spegnere i riflettori delle attenzioni su di lui. Non certo per dimenticarlo, ma per non tramutarlo nel misero oggetto di commenti strappalacrime a seguito di quella pallottola nel cranio di cui sempre i “giusti” sono vittima e perché soltanto lui, e non tutti noi, in quel preciso momento, in quell’istante infinitesimale, ha saputo dare un senso a quella “Sera” ed a quella “Storia”.

                 

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