Fluttuando nel Web
Rivista
Telematica di Cultura ed Attualità
Il commento di Gicar Quando gli 007 non mettono paura
“Voglio trovare un
senso a questa sera anche se questa sera un senso non ce l’ha… Voglio
trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce
l’ha…”. Chissà perché,
pensando a Nicola Calipari,
mi vengono in modo istintivo alla mente i versi della canzone di
Vasco Rossi e l’immagine virtuale di una fotografia mai scattata e che mai
vedremo: Lui, esamine all’interno dell’abitacolo di un’autovettura tra le
braccia di una donna non sua in una strada buia di una terra
straniera. Credo che ogni uomo,
almeno una volta nella vita, abbia accarezzato l’idea di morire per
salvare la sua amata dalle mani di ignobili aggressori e che d’altra parte
non vi sia donna che non si sia lasciata trascinare, almeno per un
momento, dal fascino e dall’emozione di essere protetta e difesa da un
nobile e sconosciuto cavaliere.
Non è uno scendere
nella retorica, ma il disperato tentativo di dare un senso compiuto ad un
sacrificio, voluto o casuale che sia stato, ed al dolore di una famiglia
italiana a cui tutti devono portare rispetto. Vi è anche un altro immaginario che Calipari ha sfondato: quello dello status degli 007 infidi e senza cuore, quasi asettici robot al servizio di distorti e particolari interessi. In lui non riconosciamo neanche il più popolare e amato degli agenti segreti della cinematografia: James Bond. Con lui in fondo, Nicola, non ha nulla da spartire. E’ un impiegato dello Stato, se pur tutto sui generis, motivato da entusiasmo nel lavoro che svolge, con ideali di servizio, comunicativa e forse dilemmi interiori che non ci sarà dato mai conoscere. Qualcuno, come il costituzionalista Augusto Barbera ha voluto annotare che «Finora i Servizi sono stati associati ad una minaccia reazionaria contro la democrazia. Adesso in Calipari hanno trovato un eroe popolare, riconosciuto anche a sinistra». Personalmente non credo che mai Nicola si sia posto problemi di Destra o Sinistra. Era un uomo, soprattutto, che cercava di andare al di là ed ad essere al contempo una “Spia” non disprezzabile e che non mettesse paura a nessuno. Per questa ragione è riuscito a portare al suo funerale persone di tutte le fedi politiche. Sono queste in fondo le motivazioni che mi fanno credere sia necessario spegnere i riflettori delle attenzioni su di lui. Non certo per dimenticarlo, ma per non tramutarlo nel misero oggetto di commenti strappalacrime a seguito di quella pallottola nel cranio di cui sempre i “giusti” sono vittima e perché soltanto lui, e non tutti noi, in quel preciso momento, in quell’istante infinitesimale, ha saputo dare un senso a quella “Sera” ed a quella “Storia”.
|
|
Contattaci
|