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1605-2005
Buon anniversario Don Chisciotte! di
Federica
Cerasa Siamo appena entrati nel 2005 e per gli amanti della lettura c'è una bellissima ricorrenza da festeggiare: il compleanno del romanzo moderno. Era giusto il 1605
che, dopo essere stato concepito forse in carcere ed elaborato sotto le
influenze delle mode letterarie, riminiscenze italiane ed epiche, dolorose
esperienze, fu pubblicata la prima parte del Don Quijote. E' con Cervantes
infatti che nasce un nuovo modo di narrare. E' lui il papà del romanzo,
moderno genere letterario, in cui l'autore è costretto a soggiacere sotto
la forte personalità di un personaggio descritto nella sua più stretta
intimità fisica e morale. Da lì in avanti la sequela di figli che, con stili diversi,
caratteristiche proprie e dimensioni di ogni sorta, a tutt'oggi devono
riconoscere questa paternità al buon vecchio cavaliere errante e al genio
del suo creatore. Lui è un nobile
signore dell'aspra e povera Mancha, scarso di mezzi ma generoso di cuore
che perde la ragione nella lettura dei romanzi di cavalleria ossessionato
dall'idea di riportare nel mondo la bontà, l'amore, la libertà e la
giustizia. Idea santa e folle, incompresa dai mediocri, schernita dai più,
ammirata con riserva e sorpresa dagli ignoranti e dagli umili ma con tale
potenza d'illusione da trasfigurare
la realtà esterna in una stupenda realtà interiore splendente d'intima
verità, perché creata da un sogno più forte della stessa vita. Non ci
ricorda nessuno? Il romanzo si articola
in tre momenti. Nel primo Quijano divenuto per auto elezione
il cavaliere errante Don Chisciotte della Mancia, esce di casa
accompagnato dal cavallo Ronzinante, simbolo del destino, dalle illusioni
della sua fantasia esaltata e dal fervore del suo sogno, elementi che
guidano i primi passi dell'eroe. La fantasia altera e trasforma la realtà
ma ogni avventura è mortificata dal riso, dalla sconfitta o dalla
superiorità del nemico immaginario. Per questo torna a casa umiliato ma
non domo nonostante il rogo che gli uomini saggi, insieme ai suoi
familiari, fanno di tutti i libri che gli hanno sconvolto la ragione
(Cervantes per bocca del curato con acuto senso critico fa lo spoglio dei
libri di Chisciotte elencandone pregi e difetti). Sarà l'umile e
ambizioso Sancho uomo dabbene anche
se povero, a rendere sovravvivibili le avventure di questa seconda
sortita, facendo da tramite tra il mondo di fama, gloria e amore verso
quello fatto di fame, umiliazioni e dolore. E Sancho lo segue, tanto è il
fascino di un sogno anche sull'uomo più assennato. E pure avverte il suo
padrone che, nonostante ciò, si scaglia contro i nemici creati dalla sua
fantasia, trasformando la realtà esteriore in una allucinata realtà
interiore appartenente solo al suo mondo e a se stesso (non ha forse
ciascuno di noi un solo paio d'occhi con cui vedere il
mondo?). Molte le situazioni
comiche, o meglio tragicomiche, ad una lettura patente. Ma il Chisciotte è
qualcosa di più: è l'esperienza viva dell'intera umanità, il simbolo
dell'esistenza umana nelle sue aspirazioni più legittime, nei suoi impulsi
più generosi, nelle sue più cocenti delusioni. Solo al termine
dell'opera la sincerità e la nobiltà della sua fede non suscitano più
scherno ma rispetto e venerazione. L'ideale poetico dell'eroismo perde
quanto ha di falso, convenzionale e pericoloso per dare sazio alla più
eccelsa delle virtù umane. |
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