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Telematica di Cultura ed Attualità
La
Rubrica Appunti
di Storia... Ricordi, esperienze personali, momenti e spaccati di
vita sociale filtrati dalla consapevolezza e dall'occhio disincantato
di chi ha visto il secolo passato e, con i capelli bianchi, ha
superato la soglia della fine del secondo millennio. Uno sguardo divertito
ed allo stesso tempo incuriosito e profondo nelle pieghe delle mode e
dei costumi che cambiano, tra valori perduti e nuove abitudini acquisite
mettendole a confronto, talvolta con sottile ironia, con quelle dei
decenni trascorsi. Il rapporto
donna-automobile in frammenti di ricordi discontinui e disorganici, dagli
anni ’30 in poi, senza alcuna velleità di formulare giudizi. di Giuseppe
Scoponi Ricordo le prime donne in auto della mia fanciullezza,
almeno quelle che vedevo nelle fotografie dei giornali e delle riviste.
Le prime donne che si avvicinavano allo sport dell’auto. Quasi tutte nobili: marchesa tal dei tali, o contessa o addirittura principessa. Donne dal profilo deciso, con gli occhi fissi all’orizzonte, lo sguardo di chi, come allora diceva il vate, aveva “gettato il cuore oltre l’ostacolo”. E non erano solo immagini retoriche, perché all’epoca non era facile guidare una macchina sportiva, che di cavalli ne aveva tanti, ma aveva uno sterzo durissimo, da governare per mezzo di un volante enorme e ruote con sospensioni elementari, che attraverso le braccia trasmettevano alle spalle e a tutto il corpo vibrazioni e sobbalzi dovute anche a strade spesso neppure asfaltate (vedi il circuito delle Madonie), sulle quali le nobildonne si cimentavano per dimostrare che anch’esse, come gli uomini, potevano domare quei mostri ruggenti. E per essere in carattere mostravano i polsi serrati in pesanti bracciali di cuoio, quasi domatori di circo Automobili importanti, con sigle che rappresentavano il Gotha di una storia essenzialmente aristocratica, per rimanere in Italia: Alfa Romeo, Fiat, Isotta Fraschini, Lancia,. Macchine che sfoggiavano cruscotti rifiniti in radica, tendine di seta, che risalivano di scatto al comando di un pulsante, graziose fioriere e posacenere in cristallo e sellerie in pelle o in tessuti pregiati. Era l’epoca in cui apparvero i primi esemplari di auto con la frenatura (meccanica) su tutte le quattro ruote. Un enorme progresso e per evitare equivoci, le macchine munite del nuovo ritrovato furono obbligate a esporre in bella evidenza un triangolo rosso sui parafanghi posteriori per mettere in guardia quelli che seguivano.
Una scelta enormemente più complicata dei lampeggiatori che apparvero invece tanti anni dopo. Solo sul finire degli anni trenta, in Italia con la Balilla e la Topolino e in Germania con la Volkswagen (la macchina del popolo), si tentò di arrivare ad una motorizzazione veramente popolare, come negli Stati Uniti, da anni era stato possibile. Per tornare alle donne, il loro rapporto con l’auto si conservò a lungo sporadico e riservato alle famiglie più facoltose. In Italia, bisognò aspettare il 1946, con la produzione di massa della Fiat 600 per vedere il fenomeno della diffusione dell’auto in tutta la sua vastità. Così come erano entrate nel mondo del lavoro, le donne
penetrarono nel ruolo di proprietarie di auto e si sedettero al volante in
numero sempre più vicino a Le macchine acquisirono comodità e semplicità d’uso e di conseguenza divenne sempre più facile superare senza impegno e con la massima leggerezza i fatidici cento chilometri all’ora. Con tutte le conseguenze del caso, che vedevano troppo spesso neo patentati ( a questo punto uomini e donne) che abbandonandosi a spericolate esibizioni, perdevano il controllo del loro mezzo, spesso con esiti catastrofici. Alla fine si raggiunse un certo equilibrio; le applicazioni nel campo della sicurezza e il fenomeno dell’abitudine hanno portato la macchina a trasformarsi sempre più in un mezzo di trasporto e di lavoro, abbandonando, salvo poche eccezioni, gli aspetti più esaltanti. Oggi la macchina tende a divenire sempre più alternativa dell’abitazione, e allo stesso tempo proprio quelle novità e comodità stanno ritorcendosi sulla sicurezza e la tranquillità di marcia, vedi il telefonino e addirittura, in casi sempre più frequenti, il televisore. Così, la spirale delle difficoltà e del pericolo, in un divenire vichiano, finisce per ritorcersi sulla massa degli utilizzatori dell’auto, originata proprio da quegli stessi progressi che avrebbero dovuto rendere tutto più semplice e più sicuro.
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