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INTERAZIONI VIRTUALI: LA COMUNICAZIONE TRA IMMAGINAZIONE E REALTA’

Comunicazione orale, scritta, virtuale

di Cinzia Tellarini

per gentile concessione di www.nonsoloparole.com

 

La conversazione orale è solo un complemento agli sguardi che ci si rivolgono reciprocamente. Nella comunicazione orale, infatti, intervengono una molteplicità di stimoli che concorrono a stabilire il tipo di relazione ed i significati, espliciti ed impliciti, dell’azione interattiva. Di fronte alla persona reale abbiamo la possibilità di interpretare ciò che l’altro ci sta comunicando sulla base di una serie di indici non verbali (postura, prossemica, espressività, gestualità, ritmo dell’eloquio, aspetto dell’interlocutore, indici di turn-taking, ecc.). Inoltre, ogni incontro avviene in un contesto che ne determina il significato e ne orienta lo svolgimento.

La comunicazione orale, quindi, a differenza di quella scritta, è molto meno descrittiva ed esplicita, potendosi appoggiare su modalità di espressione che ne completano e definiscono il significato. Essa, come quella scritta, utilizza linguaggi specifici a seconda del contesto entro il quale si realizza (si pensi al linguaggio legale o a quello economico, politico, ecc.).

yesNel linguaggio scritto lo sforzo comunicativo è massimo: l’interlocutore è assente e, anche se talvolta è prefigurabile come quando la comunicazione è diretta a qualcuno che già si conosce, è necessario sviluppare al massimo i contenuti della comunicazione specificandone ogni aspetto e significato. Spesso bisogna rielaborare lo scritto più volte ponendosi, nel rileggerlo, nei panni del destinatario. È la forma di linguaggio più esplicita, quella sintatticamente più complessa e che richiede il maggior numero di parole per raggiungere la piena espressione di ogni pensiero.

La comunicazione virtuale si caratterizza come un’esperienza assolutamente nuova, rivoluzionaria rispetto alle modalità interattive che l’hanno preceduta. Essa si realizza in varie modalità: e-mail, forum, newsgroup, mailing list, chat. In quest’ultima formula la possibilità di replica immediata consente l’utilizzo di un linguaggio contratto, non esteso come nella scrittura. Nel tempo si è sviluppato un vero e proprio linguaggio specifico in cui, per contrarre sempre di più i tempi che intercorrono tra una battuta ed l’altra, si utilizzano abbreviazioni linguistiche (la k al posto del ch, dgt al posto di digitare oppure veri e propri ideogrammi ( J per sorriso; L per dispiacere; :-O per meraviglia, ecc.). Il significante della parola scritta viene dunque deformato per caricarsi di nuovi significati. I segnali non verbali che accompagnano l’interazione vengono resi tramite un uso particolare delle maiuscole, dello spelling, dei segni di punteggiatura e degli altri simboli presenti sulla tastiera. È molto frequente, ad esempio, l’uso spropositato del punto esclamativo o interrogativo per potenziare la "dimensione acustica" del segno. I "real-time feedbacks" sono fondamentali per permettere al soggetto di modulare "in vivo" il proprio atto yes comunicativo, rassicurandolo, tramite un complesso interscambio di segnali enfatici e metacomunicativi, che i significati che egli intende trasmettere vengano recepiti in maniera adeguata dai riceventi. Ma nel linguaggio virtuale il processo comunicativo non viene più concepito come il trasferimento di un messaggio da un emittente a un ricevente, con il ritorno dell’informazione all’emittente a chiudere il ciclo, secondo il classico modello lineare di Shannon (Mantovani 1995: 149). Tale modello entra in crisi a causa di alcune caratteristiche peculiari degli ambienti elettronici, quali l’asimmetria nel rapporto tra soggetto emittente e soggetto ricevente dei messaggi. La mediazione del computer consente al soggetto emittente la trasmissione dell’informazione e l’avvio di un processo comunicativo, ma non garantisce la ricezione da parte del soggetto ricevente.

Il linguaggio utilizzato nelle chat si avvicina molto al “linguaggio interiore” descritto da Vygotsky (psicologo strutturalista russo della prima metà del ‘900). Il linguaggio interiore è, infatti, abbreviato, frammentario, incomprensibile ad un ascoltatore esterno che non sia a conoscenza del soggetto della frase. È un linguaggio quasi esclusivamente predicativo a scapito di soggetto e suoi attributi. La predicazione assoluta si ha quando il soggetto della frase pronunciata è presente nel pensiero di chi ascolta. Quando si stabilisce una identità tra i pensieri di vari interlocutori e la loro coscienza è rivolta in una direzione univoca, la funzione degli stimoli verbali si riduce al minimo pur essendoci una comprensione senza equivoci.

La semplificazione della sintassi, la condensazione, la ridotta quantità di parole sono i tratti che caratterizzano la predicazione presente nel linguaggio interiore così come in quello virtuale.

Il linguaggio virtuale ha le caratteristiche di un dialogo, ma si sviluppa in forma scritta e la partecipazione dell’interlocutore è solo parziale. Perciò accade spesso, specialmente quando nel pensiero degli interlocutori non c’è un soggetto comune, oppure quando due persone attribuiscono ad una stessa parola significati diversi, la comprensione non si verifica e si realizzano malintesi.

L’esperienza di non avere di fronte a sé l’interlocutore, o addirittura di non conoscerlo affatto, consente di esprimere contenuti che altrimenti potrebbero essere censurati e di lasciarsi andare ad una libertà interattiva inusuale.

Nei canali IRC le persone spesso si incontrano in maniera casuale, per breve tempo, senza una progettualità comune od un contesto collettivo di riferimento.
In questo caso la definizione gruppale di un ordine simbolico condiviso, basato sui processi comunicativi di negoziazione sociale, appare ancora più difficile. E' proprio in questo contesto che è più facile notare gli Identity-Switching ed i fenomeni psicodinamici regressivi più forti ed inelaborati, proprio perché non esiste un tessuto psicosociale o relazionale "individuante" in grado di contenerli, elaborarli e significarli. Tra di essi, si possono notare forti pulsioni aggressive, gender-switching, fortissime proiezioni, colpi di fulmine e l'incapacità di percepirsi come gruppalità, ma solo come aggregato di individui impegnati in comunicazioni diadiche od interindividuali mai veramente gruppali. Ci troviamo di fronte a delle strutture psicosociali "borderline" tra il "gruppo" e "l'aggregato". Manca un autentico "Noi" ben elaborato, vi sono solo tanti "Io" deboli e mal definiti, e soprattutto tanti "Tu", irrealisticamente distorti e massicciamente investiti dalle nostre stesse proiezioni e dalle nostre fantasie, reciprocamente stratificate e sovrapposte.

L’era informatica ha provocato tali e tanti mutamenti in ambito psico-sociale da essere stata paragonata alla rivoluzione derivante dall’invenzione della scrittura. Sin dagli esordi della storia ai simboli grafici è stato attribuito un potere molto grande, spesso magico e alle innovazioni introdotte dalla scrittura, così come a quelle introdotte oggi dalla comunicazione informatizzata, l’uomo ha reagito in maniere irrazionali. Il timore del nuovo, e dell’imprevedibilità che esso comporta, suscita, come sempre, emozioni spesso estreme e tra loro contrastanti. Perciò è difficile accostarsi alla comunicazione virtuale senza timori, consentendosi di curiosare in una realtà nuova senza prefigurarsi conseguenze nocive.

Di fatto sono stati osservati alcuni comportamenti che possono ripetersi coattivamente e diventare disfunzionali come:

- il Flame: Insulto. Si usa il termine FlameWar (o flaming) che consiste in frequenti scambi di insulti ed attacchi personali che si sviluppano durante le comunicazioni telematiche. In parte, la causa del flaming va ricercata nelle difficoltà che i soggetti hanno a decodificare correttamente le comunicazioni "impoverite" che avvengono in Rete.

- il Gender-Switching: Spostamento di Genere Sessuale; è una delle più frequenti ed abituali manifestazioni di Identity-Switching che avvengono negli spazi di discussione in Internet. I fenomeni di spostamento dell'Identità sono favoriti dalla povertà del medium e dalla conseguente facilità nel fingersi qualcosa di diverso da ciò che si è.

L’epistolario dei secoli scorsi

 

Mentre il linguaggio orale è, nella maggior parte dei casi, un dialogo che presuppone sempre che gli interlocutori siano al corrente dell’argomento di cui si tratta, per cui è possibile che esso utilizzi una serie di abbreviazioni fino ad arrivare alla predicazione, il linguaggio scritto può essere considerato un monologo alla stregua di quello interiore. Gli scambi comunicativi tramite Internet sono stati definiti come “oralità scritta” per le loro caratteristiche intermedie fra la comunicazione epistolare e quella parlata.

Il Settecento e l’Ottocento possono considerarsi il momento di maggiore diffusione di scambi epistolari per l’estendersi delle reti sociali e per la crescente necessita di comunicare. Nel Settecento la lettera è onnipresente sia come forma di interscambio sociale e familiare sia come genere letterario.

yesL’esperienza di scrivere ad un interlocutore che non si conosce fa parte della storia dell’uomo. Sono noti diversi famosi epistolari intrattenuti tra persone che fra di loro non si conoscevano e che, talvolta, non si sono neanche mai conosciuti.

Kafka scelse di condurre una vita ascetica, monacale, segnata da rapporti con le donne soprattutto epistolari nei quali il sesso ricoprisse una parte marginale e fosse preclusa la possibilità della vicinanza, dell'affetto, visti come paurosi, incontrollabili.

Freud descrisse un famoso caso di nevrosi infantile, il caso del piccolo Hans, in cui il trattamento del bambino fu portato avanti dal padre che intrattenne con Freud un rapporto epistolare per la descrizione dei sintomi del figlio e per la supervisione degli interventi terapeutici attuati sul piccolo.

Anche Winnicott attuò un’analisi infantile, quella di Piggle, attraverso un rapporto epistolare intrattenuto con la madre del bambino.

Freud e Shnitzler ebbero scambi epistolari che influenzarono reciprocamente le loro produzioni rispettivamente nell’ambito della costruzione della teoria psicoanalitica e della produzione narrativa.

Gli esempi più recenti sono offerti dagli epistolari bellici relativi alla seconda guerra mondiale, ma anche alla guerra in Vietnam. In questi casi, i rapporti epistolari hanno consentito il realizzarsi di esperienze di complicità e sostegno che hanno consentito ai soggetti implicati di sentirsi insieme, di dare avvio ad un progetto relazionale in cui hanno potuto trovar posto aspettative e proiezioni cui la realtà non avrebbe lasciato spazio.

 

Spazio/temporalità nella comunicazione virtuale: l’onnipotenza

 

Negli scambi che avvengono nelle interazioni virtuali è possibile avvicinare persone situate in luoghi anche molto lontani del pianeta ed ottenere risposte in “tempo reale”. Nelle chat è possibile intraprendere contatti, così come interromperli, con grande facilità per poi, magari, riprenderli a distanza di giorni o di anni indifferentemente. Ciò può far vivere l’esperienza interattiva virtuale come un avvenimento sul quale poter agire un potere molto forte, può alimentare il proprio senso di onnipotenza. E questo è tanto più vero per coloro che sperimentano difficoltà ad entrare in contatto con gli altri. Comunicare attraverso uno schermo, nell’ambiente rassicurante della propria dimora o del proprio posto di lavoro, rende possibile, infatti, la conservazione di un anonimato deresponsabilizzante rispetto ai contatti che avvengono nel mondo reale. Le chat lines, nella misura in cui costituiscono una realtà virtuale in cui l’inter-azione non implica un’azione diretta sull’altro, possono offrire un rifugio, una difesa contro la noia e la solitudine attraverso modalità di comunicazione a-relazionali, potenzialmente eccitanti perché consentono di vivere una dimensione di onnipotenza nella dimensione interpersonale.

 

La sperimentazione di molteplici personalità

 

L’anonimato che la comunicazione virtuale garantisce consente anche di sperimentare identità diverse.

Nelle chat, ma anche nei MUD (in cui ciascun partecipante si inserisce in una trama attraverso l’utilizzo di un ruolo attribuito con dovizia di particolari dal moderatore del sito) ciascuno può sperimentarsi in un ruolo molto diverso da quello consueto, può addirittura proporsi con una diversa identità di genere.

Tali esperienze rendono possibile un’esperienza spesso descritta nella letteratura e nella narrativa e che attiene all’espressione delle molteplici identità che ciascuno di noi alberga.

Nella nostra società complessa siamo tenuti a ricoprire svariati ruoli, spesso tra loro contrastanti, ma, ancor più, dobbiamo, ad un certo punto della nostra vita, scegliere un percorso esistenziale e dare priorità ad una identità che diverrà la nostra prevalente.

Un ragazzino pubere un giorno mi disse: “Ho capito qual è il gioco preferito dagli adulti: immaginare come sarebbe stata la loro vita se avessero scelto di essere ciò a cui hanno dovuto rinunciare”.

Nel mondo virtuale ciò diventa possibile, ciascuno può scegliere di presentarsi per ciò che vorrebbe essere stato o, addirittura, per ciò che fantasticamente immagina lì per lì che potrebbe essere anche di molto diverso da sé. In un luogo protetto da uno scudo luminoso che lo separa dall’altro con cui interagisce, il chatter può sperimentarsi in relazioni di tutti i tipi, addirittura anche in quelle modalità di rapporto che potrebbero nuocergli nel mondo reale.

 

Comunità virtuali e comunità reali

 

Il Web è innanzitutto uno spazio sociale e perciò le comunità virtuali possono supplire l’assenza di socialità e veicolare nuove forme di aggregazione (chat, newsgroup, mailing list). L’idea di Internet, infatti, attiva fantasie gruppali e ciò è tanto più attraente in una società di massa in cui è sempre più frequente vivere un senso di anonimato, vuoto e solitudine, in cui il contatto interpersonale delude o fa paura ed è sempre più difficile spostarsi ed incontrarsi realmente. Ricevere messaggi scritti, inoltre, offre conferme dell’esistenza del gruppo e di se stessi; la parola, anche se solo digitale, è simbolo dell’essere e dell’essere insieme ad altri. Le comunità virtuali presenti in Internet possono, quindi, supplire l’assenza delle comunità reali rendendo possibile la costruzione di appartenenze e di relazioni significative, la condivisione di interessi, valori, storie, il raggiungimento di un senso di vicinanza emotiva e di partecipazione ad una collettività.

 

Chat e solitudine

 

L’immagine del “Prigioniero ridestatosi”, raffigurante il Prometeo di Michelangelo, evoca l’idea della solitudine che imprigiona ed avviluppa, rendendo difficile l’azione, ancor più l’inter-azione. Prometeo non può sottrarsi al dolore lancinante causatogli dall’avvoltoio che gli divora il fegato perché incatenato alla roccia. In maniera yesanaloga il “chatter” non può sottrarsi alla propria solitudine, ed al dolore che ne deriva, perché rimane fermo, incatenato ed immobilizzato davanti ad uno schermo. Egli occupa una posizione di “isolamento”, è per principio solo, privato di qualunque condivisione intersoggettiva. Così comyes e il supplizio di Prometeo è reiterato all’infinito dal continuo ricrescere del suo fegato, l’esperienza di essere con altri virtuali rimanda all’infinito il dolore dello stare soli in una coazione a ripetere il proprio stato di solitudine. Di fatto i collegamenti alla rete, quando diventano sempre più frequenti e duraturi, compromettono la vita di relazione, sociale e professionale e la tendenza ad intessere relazioni immaginarie compensa le scarse relazioni oggettuali in un circolo vizioso difficile da scardinare.

Internet può consentire un’insolita libertà di espressione e può diventare responsabile di un impoverimento dei rapporti umani laddove assume il ruolo vicariante di una presenza amica e confortante, compensando il vissuto di solitudine con la rassicurante certezza di poter sempre trovare qualcuno che ascolti a qualunque ora del giorno e della notte, offrendo l’opportunità di confidarsi senza mettersi in gioco, preservando l’anonimato.

Tutto ciò può rappresentare una risorsa contro la solitudine e può avere un’azione antidepressiva, specialmente in chi ha una vita sociale impoverita.  Il rischio è la chiusura in un mondo autoreferenziale e simulato che soppianta il rapporto con gli altri e che conduce ad un progressivo isolamento fino alla perdita dei confini personali (di norma continuamente ridefiniti nelle interazioni reali) ed al verificarsi di fenomeni di depersonalizzazione e derealizzazione.

 

Un’ipotesi per l’innamoramento virtuale

 

Sempre più frequentemente assistiamo alla nascita di rapporti amicali ed amorosi nel Web, sono esperienze relazionali che stimolano forti emozioni favorite dalla dimensione virtuale nella quale si realizzano. I rapporti amorosi nati in Internet, infatti, sono tanto più coinvolgenti quanto più nascono e si sviluppano nella solitudine e nell’intimità. Nelle relazioni virtuali si intrattengono conversazioni molto intime: protetti dall’anonimato le persone coinvolte nell’interazione si lasciano andare a confidenze che raramente riservano ad altri. Ma il vissuto di intimità e condivisione, in assenza di indici fisici e non verbali, viene inevitabilmente associato al modello relazionale in cui comunemente si realizza: quello dell’innamoramento. È ciò che spesso ritroviamo in letteratura nello sviluppo amoroso degli epistolari dei secoli scorsi esitati in unioni matrimoniali. In una realtà in cui la vicinanza fisica è assente, l’innamoramento consente un avvicinamento internamente reale.

L’illusione di essere coinvolto in un’inter-azione con un altro, costruito nella fantasia in base a pochi stimoli, facilmente fraintesi, facilmente oggetto di proiezione, induce ad intraprendere un volo che può condurre ad una conclusione drammatica. È il crollo dell’illusione, l’inevitabile disillusione, che si realizza nell’incontro reale con chi non corrisponde alle proprie aspettative e che riporta inesorabilmente il “chatter” alla propria irrisolta, avviluppante solitudine. È ciò che accade ai due protagonisti del libro di cui sono autrice: “Il volo di Ikaro” in cui ho voluto sottolineare, attraverso la metafora con il famoso mito, alcune caratteristiche peculiari dei rapporti intrapresi nel Web. Gli incontri virtuali fra i due personaggi, diventati sempre più prolungati, favoriscono la costruzione di un’esperienza relazionale fortemente emozionante, lanciando il loro rapporto nelle sfere sempre più alte dell’illusione, volo destinato ad un’inevitabile caduta.  Essa si realizza nella disillusione vissuta nell’incontro reale con qualcuno che non può corrispondere alle proprie aspettative e che riporta il protagonista alla sua irrisolta, inevitabile solitudine.

  

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