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Un ‘cum clave’ recluso ma confortevole
di Stefania Sabatini
Con la Costituzione
Apostolica, “Universi Dominici Gregis”, entrata in vigore nel 1996,
Giovanni Paolo II introduce delle novità per l’elezione del nuovo
Pontefice. Il conclave che
eleggerà il Santo Padre, sarà il più numeroso della storia con 117
cardinali che, in questi giorni stanno arrivando a Roma da ogni parte del
mondo. In quanto Wojtyla ha voluto un conclave profondamente
cosmopolita. All’interno del
collegio sono rappresentate 67 nazioni del mondo, anche se le nazioni
votanti sono 55; l’Europa è il continente maggiormente rappresentato con
61 cardinali provenienti da 21 Paesi, dove solo l’Italia ne conta 39 nel
collegio, e 21 per l’elezione. Stiamo parlando del blocco più numeroso
che, da solo, rappresenta il 17% degli elettori. Seguono 24 porporati
dell’America latina, 14 del Nord America, 12 dell’Africa, 11 dell’Asia e 3
dell’Oceania.
L’altra novità
rilevate riguarda la modalità di elezione che, Papa Giovanni Paolo II, ha
voluto con maggioranza qualificata, ossia, occorreranno i due terzi dei
suffragi espressi per dichiarare il 265° Papa della Chiesa
Cattolica. Giovanni Paolo II ha preferito abolire l’elezione “per acclamazione”, in quanto ritenuta di difficile attuazione per un collegio cardinalizio così esteso e anche l’elezione “per compromesso” poiché considerata troppo deresponsabilizzante per i cardinali che potevano scegliere un criterio diverso di maggioranza in ogni momento. Da notare che i cardinali elettori non dovranno aver compiuto 80 anni di età prima del giorno della morte del Pontefice. In modo da avere un nuovo eletto relativamente giovane. Le votazioni saranno
incalzanti con due votazioni al mattino e due al pomeriggio per tre giorni
di seguito ma se la maggioranza non verrà raggiunta si proseguirà con un
giorno di pausa per poi riprendere con altri sette scrutini che
equivarranno a due giorni di votazioni con un altro giorno di pausa
e altri sette scrutini ma se
la fumata sarà ancora nera ci sarà ancora un giorno di pausa e altri sette
scrutini. A questo punto saranno passati dodici giorni dall’inizio del
conclave e se non ci sarà fumata bianca, il Cardinale Eduardo Martìnez
Somalo, ossia il camerlengo, chiederà ai porporati di pronunciarsi a
maggioranza assoluta su come procedere, in modo che i cardinali possono
decidere di abbandonare il quorum dei due terzi e passare alla maggioranza
assoluta oppure votare i due nomi che fino ad allora risultano essere i
più gettonati. Nel caso in cui dallo
scrutinio esca il nome dell’eletto, l’ultimo dei cardinali diaconi, chiama
dell’aula del Conclave il Segretario del medesimo, il maestro delle
cerimonie e i cerimonieri, quindi Joseph Rtzinger chiede all’eletto, a
nome del conclave, “ Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”,
se il cardinale eletto accetta l’incarico dovrà dire il nome con il quale
vorrà essere chiamato. Tale accettazione viene conclusa con la stesura di
un verbale e la vestizione del nuovo Papa per il rito di obbedienza. Di
fatti nella piccola sacrestia in fondo alla Sistina, sin dall’inizio del
conclave vengono posti tre abiti di diverse taglie, small, medium e large
per adattarle alla corporatura del nuovo pontefice. Terminate tutte le
formalità previste dall’Ordo riuum conclavis il primo dei cardinali
diaconi, Jorge Arturo Medina
Estèvez, annuncia ai fedeli, radunati in piazza San Pietro, “Habemus Papam
reverendissimum ac illustrissimum domunum” con il nome di battesimo
dell’eletto e quello da lui voluto per la missione da Pontefice.
Inizierà così il Pontificato del 265° Papa della Chiesa Cattolica. |
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