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Energia Elettrica: fabbisogno, adeguamenti e salute

 

 

di  Stefania Sabatini

 

Solo dopo i black out del 2003, in Italia si è tornati a parlare di energia.

Tra gli addetti ai lavori, si è creata una divergenza di opinione fra coloro che vedono la causa del problema nel deficit energetico italiano e coloro che invece imputano la causa dei black-out ad una errata politica di gestione dell’energia disponibile.

I primi ritengono che l’Italia non produca sufficiente energia per soddisfare la domanda, ed il black out ne sarebbe la prova. Questo avverrebbe perché la domanda in Italia è cresciuta del 2,3% nei primi cinque mesi del 2003 rispetto allo stesso periodo del 2002, mentre l'offerta fatica a tenere il passo. La produzione nazionale cresce poco e occorre contare sempre più sulle importazioni, che ormai sfiorano il 17% del fabbisogno nazionale. Situazione questa, generata dalla mancanza di centrali per la produzione di energia elettrica e imputatabile ad un comune sentire di gran parte della popolazione, che  gli americani hanno ribattezzato con l’acronimo NIMBY  (“not in my backyard”), ossia  …“non dentro il Energiamio giardino”.

Quindi la costruzione di nuovi impianti è rallentata dalla paura dei cittadini di avere una centrale nei pressi della propria città. Chi segue quest’ordine di pensiero, vede come unica soluzione del problema la costruzione di più centrali italiane che producano energia, magari nucleare, quindi a basso costo e senza emissione di gas serra che, a loro dire, non è inquinante e consentirebbe di avere l’energia che soddisfi il fabbisogno nazionale in modo autonomo, senza acquistarla all’estero.

Oltre questi sostenitori dell’energia a tutti i costi, c’è anche chi parla di politiche gestionali errate e ritiene che la quantità di energia, che si produce in Italia, sia più che sufficiente a supplire la richiesta. L’unico handicap è dovuto alla vulnerabilità strutturale della rete.

Per dare un idea, questo secondo gruppo sostiene che, per quanto riguarda il back out del 28 settembre, il fabbisogno era di circa 22.000 megawatt, a fronte di una potenza netta installata di oltre 76.000 MW ed una potenza disponibile di 51.000 MW. Questi numeri dimostrerebbero, con tutta evidenza, che il problema non è da attribuirsi ad una mancanza di energia bensì ad una mancanza di corrette politiche di gestione della potenza disponibile. In altre parole, i 22.000 MW “scomparsi” corrispondono a poco più della potenza netta dei soli impianti idroelettrici nazionali. Dunque al black out si poteva rimediare con le sole fonti rinnovabili già esistenti sul nostro territorio.

Quindi, coloro che reputano la questione risolvibile senza troppi sconvolgimenti economici o politici, si domandano perché la polemica si sia accesa proprio sulla realizzazione di nuove centrali, una questione strategica non pertinente con quanto accaduto. Di fatto la nostalgia per il nucleare sembra far parte più ad una strategia intimidatoria che ad un reale programma attuabile.

Probabilmente con lo spettro del nucleare si vuole far passare dell’altro, come ad esempio il carbone che, più che un passo in avanti, sembra rappresentare una retrocessione epocale.

Non dimentichiamo che la liberalizzazione del mercato dell’energia ha profondamente cambiato le politiche energetiche dei paesi europei. Anche se le scelteEnergia riguardanti l’energia rimangono di pertinenza dei singoli stati, tutte le decisioni sono soggette al rispetto della compatibilità economica e giuridica con il mercato liberalizzato dell’energia. Ne consegue che il mercato dell’energia oggi deve confrontarsi con il Protocollo di Kyoto che ha come scopo quello di ridimensionare le emissioni dei gas serra su tutta la terra, rivolgendosi a tutte le nazioni industrializzate. Ma la sua attuazione non sembra così facile. Infatti molti sono i Paesi che non possono o non vogliono aderire a tale Protocollo, forse perché in ritardo con i mezzi di produzione, non ancora idonei a fronteggiare un emergenza che si fa sempre più imminente.

A fronte di queste due visioni, o prese di posizioni, su un tema tanto dibattuto, ma ancora poco approfondito dalla popolazione, ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità di conoscere, in maniera chiara e obiettiva, quanto si sta prefigurando per prendere coscientemente parte ad un dibattito che riguarda la salute pubblica in genere e quella di ognuno di noi.

 

 

Energia

Per approfondire l'argomento: 

 

 

 

www.grtn.it

 

www.wwfitalia.it

 

www.zonanucleare.atspace.com

 

www.ecologia.it

 

www.enel.it

 

www.ambiente.formez.it

 

www.scienzaegoverno.com

 

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