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Il Commento di GICAR

Le lacrime del coccodrillo

dopo essere riuscito a mangiarsi da solo!

 

 

CinaRicordo da bambino certa propaganda politica che insieme allo spauracchio “russo” accomunava quello “cinese”. Quest’ultimo più temibile del primo, a causa dell’alta densità di popolazione di una nazione che aveva la colpa anche di essere asiatica. E’ passato molto tempo e la paura di allora è legata al presente solo dai tenui fili della memoria che però ben rammenta che di invasioni rosse, quelle fatte materialmente con gli uomini, in occidente non ci sono state. Anzi la storia ci ha insegnato che, in quelle aree geografiche, i problemi interni hanno sempre più pesato delle loro velleità espansionistiche. Visto tra l’altro che l’Impero Russo ora non c’è più, ritorna a galla la sindrome cinese per un ipotetico scacco matto all’occidente in termini economici. O meglio l’invasione di prodotti a bassissimo costo che l’industria e l’artigianato occidentale non può battere in termini concorrenziali di prezzo. E poiché la volpe non poté arrivare all’uva, si mettono in ridicolo quei beni denigrandone la qualità. Non vorrei che questa storia, pian piano, si trasformasse anche in una sorta di razzismo nei confronti della popolazione asiatica, prima o poi da perseguire. Certe allusioni non sono poi tanto peregrine se si pensa alle armi, più o meno sofisticate, vendute dall’industria bellica occidentale ad ambiziosi e stravaganti dittatori africani e del medio oriente. Salvo poi correre a fargli guerra nel momento in cui si erano montati un po’ troppo la testa.

E così ci dimentichiamo che i primi a galoppare verso la Cina, senza tirare in ballo Marco Polo, siamo stati proprio noi, dal MediterraneoLa Muraglia all’Atlantico. Primi fra tutti i grandi gruppi industriali a farsi produrre le proprie cose per i bassissimi costi della mano d’opera e, via via, seguiti anche dalle medie imprese. Non addossiamo poi la colpa solo agli americani, perché l’Europa non è stata da meno, Italia compresa. Addirittura anche il Giappone.

Forse c’è qualcosa che non quadra più nelle economie occidentali, ormai intrappolate e rese quasi impotenti di fronte agli squilibri generati dai costi elevati legati alla produzione: costo del denaro, costo del lavoro, costi energetici e anche costi di immagine e pubblicità di cui i prodotti cinesi sembra non abbiano bisogno per essere venduti qui da noi. Si arriva anche al paradosso che grandi e conosciuti marchi occidentali del tessile, dell’abbigliamento, dell’elettronica, della ceramica, della meccanica di precisione (ad esempio orologi o loro parti) e persino nel campo delle automobili e degli imballaggi, da più di dieci anni fanno produrre gran parte dei propri prodotti ai cinesi in Cina e dall’altra strillano per invocare dazi doganali e quanto altro per limitare le importazioni da quel Paese. Ora hanno imparato anche loro e non si può certo incolparli di essere stati in grado di progredire.  Certo, neanche all’economia di mercato si possono addossare più di tanto recriminazioni nell’aver cercato, nel suo complesso, una strada (estera) per contenere i costi nell’impotenza oggettiva di fare altrimenti. Ma occorre senza mezzi termini condannare quegli aspetti legati all’immigrazione clandestina, sempre più frequenti anche in Italia, di cinesi segregati in sartorie misteriose a lavorare, di giorno e di notte, per pochi Euro.

Mi suona, quindi, molto male nelle orecchie quel grido di “Al lupo! Al lupo!” che da più parti si alza invocando restrizioni di ogni genere o l’urlare allo scandalo nel vedere intere vie delle nostre maggiori città in mano ai cinesi. Gli unici, a quanto pare, ad avere liquidità di denaro sostanziose. Ci dimentichiamo ancora una volta che siamo stati noi a vendere, magari costretti per necessità, agevolando, talvolta, anche il transito alle loro mafie.

Ora Piangiamo! Sono proprio le lacrime del coccodrillo dopo essere riuscito a mangiarsi da solo!        

  

 

 

 

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