Fluttuando nel Web Rivista
Telematica di Cultura ed Attualità
L’invasione economica dei cinesi di
Stefania Sabatini
Negli ultimi tempi, la
televisione propone documentari e approfondimenti, la carta stampata
non perde l’occasione per
analizzare il fenomeno ed anche il Web non si esime dal farlo.
Effettivamente si sta parlando di un caso che ogni giorno diventa sempre
più grande, impegnativo e di proporzioni allarmanti. Mai come
negli ultimi mesi si è tanto parlato di tessile sulla grande stampa
nazionale e in televisione. La causa è l’invasione di prodotti cinesi nel
nostro mercato a seguito dell’eliminazione delle quote all’import prevista
già da dieci anni dall’accordo Multifibre ed entrato ormai in
vigore. L’oriente, da sempre, è stato per noi
occidentali, un posto lontanissimo quindi ricco di fascino e suggestione,
ma alla luce degli ultimi avvenimenti guardiamo all’est del mondo come ad
un antagonista, un rivale economico che rischia di mettere in crisi la
nostra economia… Perché? Perché l’economia cinese è cresciuta,
per almeno dieci anni, ad un tasso medio annuo superiore al 9% e lo scorso
anno ha contribuito, secondo alcune valutazioni, per il 25% alla crescita
globale. Se è vero il fatto che non tutti hanno beneficiato allo stesso
modo di questa crescita, - la costa orientale industrializzata ha tratto
maggiore giovamento rispetto all’interno prevalentemente agricolo - è pur
vero che il governo ha messo in atto tentativi per risolvere questi
problemi con assoluta priorità. Durante gli anni ottanta si è verificato
un vero miracolo economico. In meno di dieci anni i rinnovamenti hanno
prodotto, non solo un aumento La riforma dell’agricoltura costituì il
punto di partenza per un più ampio progetto di ristrutturazione economica
che, per fasi successive, investì anche il settore industriale.
Molta attenzione è stata rivolta nella
preparazione del personale tecnico specializzato. Molti studenti cinesi
sono stati mandati all'estero per apprendere le più moderne tecniche
produttive. L'interesse è stato, quindi, focalizzato sulle richieste del
mercato, che avrebbe guidato le scelte produttive ed obbligato gli
imprenditori a incrementare la competitività e la produzione.
La realtà cinese è oggi, a livello
internazionale, una potenza invidiabile, detentrice di un mercato dalla
portata imponente e custode di risorse, per molti aspetti, irraggiungibili
da qualsiasi altra nazione straniera. Minacciosa avversaria o appetibile
compagna, la Cina vive però una situazione problematica all’interno delle
proprie frontiere. In quell’antico “regno di mezzo” erede della dottrina
neo-socialista alla Deng Xiao Ping, in cui l’arricchirsi è divenuto, oltre
che lecito, addirittura glorioso
(il Perciò, posti in primo piano in questa
trattazione non sono solo i fatti che segnalano il dilagare di un
malcontento sociale in Cina, ma anche i risvolti che questi possono o
potrebbero assumere in una più ampia prospettiva politica. Pur essendo decisamente esposta ad un
improvviso calo della domanda statunitense, per misure protezionistiche o
per un crollo della fiducia dei consumatori, la Cina sarebbe colpita solo
in alcuni settori. Inoltre, la domanda interna sta crescendo così in
fretta che potrebbe assorbire la maggior parte dei beni non esportati.
ALCUNI SITI INTERNET DI INTERESSE SULL'ARGOMENTO http://www.beblogging.com/blog/economia_e_finanza/economia/cina_economia.php
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