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IL MUSEO DI SISSI

Un viaggio nel mito, alla Hofburg di Vienna

 

 

di Alessandro Venditti

 

 

 

Il 10 settembre del 1898, verso mezzogiorno, l’imperatrice Elisabetta d’Austria camminava sul lungolago di Ginevra, dirigendosi verso la nave che l’avrebbe dovuta portare a Montreux. Nei pressi dell’approdo un uomo l’attendeva: l’anarchico italiano Luigi Luccheni, deciso a compiere un gesto clamoroso. Colpì l’Imperatrice al petto con una lima, facendola cadere. Elisabetta si rialzò immediatamente, convinta di essere stata solo spinta a terra, e si diresse verso la nave. Una volta a bordo, svenne e nell’aprirle il corsetto, per farla respirare meglio, fu scoperta una minuscola ferita. La nave rientrò, riportando in albergo a Ginevra l’Imperatrice, che si spense di lì a poco.

Era nato il mito di Sissi, una leggenda intramontabile cui la città di Vienna ha dedicato un museo, inaugurato un anno fa in sei sale degli appartamenti imperiali della Hofburg, per oltre 600 anni residenza degli Asburgo e uno dei centri più importanti della storia europea. L’allestimento espositivo è stato curato da uno scenografo di fama internazionale, Rolf Langenfass, che ha ricreato per il pubblico un’immagine di "Sisi" – come la chiamano gli austriaci –il più possibile vicina alla realtà. Il Museo e gli appartamenti dell’Imperatrice, con i loro arredi storici autentici, sono diventati una tappa irrinunciabile di ogni visita a Vienna, insieme con le stanze private e ufficiali di Francesco Giuseppe e con il Museo delle Argenterie di Corte, cui è possibile accedere, ogni giorno dalle 9.00 alle 17.00, con un unico biglietto.

Nel museo dedicato a Elisabetta, ambientato in una suggestiva cornice, le testimonianze fanno rivivere un passato di glorie e magnificenza, ma anche di dolore e irrequietezze. L’esposizione, divisa in aree tematiche, va dagli anni spensierati della giovinezza in Baviera, all’inaspettato fidanzamento con l’imperatore Francesco Giuseppe e al periodo difficile della vita di Corte, che vide emergere il carattere ribelle di Sissi, il suo culto per la bellezza, l’ossessione per la linea, l’amore per lo sport e la ginnastica e le liriche appassionate in cui si cimentava. Era considerata una delle donne più belle della sua epoca e la sua giornata era scandita dalle diverse cure estetiche. I lunghissimi capelli, che vediamo nei ritratti, venivano pettinati per due o tre ore al giorno. A differenza di molte donne del suo tempo, però, detestava il trucco pesante e i profumi intensi. Tra gli oggetti in mostra, la bilancia su cui l’Imperatrice si pesava ogni giorno, la sua elegantissima veste da camera e le sue ricette di bellezza segrete. Impossibile non restare incantati di fronte alla copia perfetta dell’abito con cui Sissi diede l’addio al nubilato (l’originale, troppo delicato per essere esposto al pubblico, è custodito nel deposito di abiti e uniformi del Kunsthistorisches Museum): un autentico trionfo di balze, piegoline e ricami orientali, in grado di esaltarne la figura slanciata, il cui punto vita misurava appena 50 centimetri. Le forme eleganti, il volto inquieto, si possono ammirare negli splendidi ritratti, il più celebre dei quali, eseguito nel 1685 da Franz Xaver Winterhalter, la raffigura con l’abito da ballo bianco tempestato di stelle ricamate. Anche la lunga, foltissima chioma, era ornata di stelle di diamanti.

La serie dei ritratti si interruppe bruscamente poco dopo che Sissi aveva compiuto i 40 anni: non sopportava di mostrare i segni che l’età lasciava sul suo viso. Già da tempo non si era più fatta fotografare e velette e ombrellini parasole divennero i suoi più fedeli compagni. Il suicidio dell’unico figlio maschio, Rodolfo, avvenuto nel 1889, lasciò un segno profondissimo nella sua vita. Perennemente vestita di nero, si rinchiuse in se stessa, rifuggendo il contatto con gli altri. I viaggi furono la sua unica consolazione. Nel museo di Vienna si può vedere la ricostruzione della lussuosa carrozza di corte dell’Imperatrice, con un salotto e un comodo vagone letto.

La tristezza era ormai la sua compagna quotidiana e spesso disse di desiderare la morte. Quella morte che l’aspettava sul lungolago di Ginevra. Tra gli oggetti esposti, anche la piccola lima con cui Luccheni la colpì.

Per tutte le informazioni sul Museo, si può visitare il sito www.hofburg-wien.at  , in tedesco, inglese e italiano.

 

 

 

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